Welcare

Il bilancio delle contraddizioni, quando le persone pagano il conto

L’Umbria ha un nuovo bilancio regionale, presentato con la retorica rassicurante di un “ritorno alle persone”, di un’amministrazione che finalmente intende “costruire diritti, creare opportunità e ridurre le disuguaglianze”. Parole nobili, pronunciate dall’assessore Tommaso Bori, che evocano un’era di rinnovata attenzione al cittadino. Eppure, la realtà dei fatti, e in particolare l’aumento dell’addizionale regionale Irpef, dipinge un quadro ben diverso.

La manovra fiscale della Giunta Proietti ha introdotto un aumento significativo dell’addizionale regionale Irpef e Irap, con un gettito previsto di 184 milioni di euro in tre anni, di cui ben 156 milioni a carico diretto dei cittadini. Questo posiziona l’Umbria, per il 2025 e il 2026, come la regione con la più alta pressione fiscale sul ceto medio tra le regioni a statuto ordinario. Un dato che stride con l’immagine di un’amministrazione che mette le persone al centro.

È difficile non notare la stridente contraddizione con il passato recente. Solo pochi anni fa, quando l’attuale maggioranza era all’opposizione, l’allora consigliere Tommaso Bori criticava aspramente la Giunta Tesei per presunti “buchi di bilancio” in sanità, accusandola di “raccontare bugie dalle gambe corte” e di essere “incapace di amministrare”.  Si lamentava che l’attenzione fosse rivolta solo ai “conti”, dimenticando le “persone”.  Oggi, la stessa Giunta Proietti giustifica l’aumento delle tasse con un presunto deficit ereditato, un “buco” che, secondo le stesse fonti regionali e la Corte dei Conti, appare ridimensionato o addirittura inesistente. La narrazione è cambiata, ma la sostanza – una maggiore pressione fiscale – è rimasta, o peggio, è aumentata.

La frase “le risorse degli umbri devono tornare agli umbri” suona quasi beffarda in questo contesto. Se le risorse devono “tornare”, significa che prima andavano altrove? E se sì, perché il loro “ritorno” si traduce in un prelievo maggiore dalle tasche dei cittadini? L’aumento dell’Irpef non è un ritorno, ma un’ulteriore richiesta, un onere aggiuntivo che incide direttamente sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla competitività delle imprese. La promessa di un’Umbria che “investe sulle persone” si scontra con la realtà di un’Umbria che chiede di più ai suoi cittadini per far quadrare i conti, un’operazione che la stessa Giunta, quando era all’opposizione, avrebbe definito un “salasso”.

Non è più possibile ignorare chi, ieri, denunciava la “stangata” e la “gestione allegra” dei bilanci, e oggi, come primo atto di governo, applica una pressione fiscale senza precedenti. La sanità, settore cruciale e spesso al centro delle polemiche, è ancora una volta il terreno di scontro, con la “stangata” Irpef che dovrebbe, nelle intenzioni, risanare un sistema che, secondo le dichiarazioni passate, era un “modello di efficienza” fino al 2019.

In conclusione, il nuovo bilancio regionale umbro, pur ammantato di buone intenzioni e di una retorica orientata al cittadino, rivela profonde contraddizioni. La necessità di far quadrare i conti, un tempo criticata come unica priorità, sembra essere diventata la priorità assoluta, scaricando il peso maggiore sulle spalle dei contribuenti. Serve una gestione finanziaria coerente, dove le parole e le azioni siano allineate, e dove il “ritorno alle persone” non si traduca in un aumento del loro carico fiscale.