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Deprivatizzazione della sanità il COSP apre il dibattito e sollecita la Regione

Lo scorso 3 luglio il COSP ha promosso un incontro pubblico nel quale sono stati ribaditi alcuni principi che l’associazione considera fondamentali per garantire un diritto alla salute realmente efficace e accessibile a tutti. Nonostante l’invito fosse stato rivolto con largo anticipo alle forze politiche locali e regionali, hanno partecipato soltanto il Partito Democratico, rappresentato dalla consigliera comunale di Orvieto Cristina Croce e dal sindaco di Baschi e segretario regionale Damiano Bernardini, Alleanza Verdi e Sinistra con Maurizio Benvenuti e il Partito Comunista Italiano con il rappresentante locale Matteo Galli.

L’assenza del resto delle forze politiche, o anche soltanto di un loro contributo al dibattito, è stata evidenziata dal COSP come un’occasione mancata per confrontarsi su temi centrali per il futuro della sanità pubblica, a livello nazionale, regionale e locale.

Nel corso dell’incontro, anche grazie all’intervento della CGIL, impegnata nella promozione del referendum sulla sanità sostenuto dal COSP, è stata ribadita la necessità di rilanciare e rafforzare il Servizio sanitario nazionale attraverso un incremento degli investimenti fino ad almeno il 7,5% del Pil e un piano straordinario di assunzioni per ridurre le liste d’attesa e colmare le carenze di personale che interessano le strutture sanitarie.

L’associazione ricorda come l’Italia destini attualmente alla sanità pubblica il 6,3% del Pil, una quota inferiore rispetto ad altri Paesi europei quali Germania (11,7%), Francia (10%) e Spagna (7,8%), collocandosi davanti soltanto a Grecia e Portogallo.

Nel suo intervento il socio del COSP Carlo Romagnoli ha illustrato, dati scientifici alla mano, un confronto tra il Servizio sanitario nazionale e il sistema della sanità privata convenzionata, sostenendo la necessità di avviare in Umbria un percorso graduale e programmato di deprivatizzazione della sanità.

Secondo l’analisi presentata, il principale elemento di differenza tra i due modelli risiede nella finalità che li guida. Mentre il sistema pubblico è orientato alla tutela della salute del cittadino, quello privato convenzionato risponde inevitabilmente anche a logiche di profitto. Da qui deriverebbero alcune criticità, tra cui il rischio di iperprescrizione, ossia la tendenza a prescrivere un numero maggiore di esami, visite o trattamenti rispetto a quelli strettamente necessari, fenomeno ampiamente descritto nella letteratura economica e medica. Nel sistema pubblico, invece, la sostenibilità economica è favorita proprio dal mantenimento di una popolazione in buona salute, essendo finanziato dalla fiscalità generale e non dalla remunerazione delle singole prestazioni.

Pur in presenza di un numero limitato di rappresentanti politici, il confronto ha registrato una sostanziale condivisione dei principi illustrati dal COSP.

In particolare, il segretario regionale del Partito Democratico Damiano Bernardini ha condiviso la necessità di avviare un percorso graduale di deprivatizzazione della sanità. Secondo Bernardini, il primo passo compiuto dalla Regione va in questa direzione grazie all’avvio delle procedure concorsuali per circa 1.250 nuove assunzioni nel servizio sanitario regionale, mantenendo invariati gli attuali livelli di finanziamento destinati al privato convenzionato. Una posizione che il COSP dichiara di condividere.

Analogo consenso è stato espresso da Maurizio Benvenuti, in rappresentanza di Alleanza Verdi e Sinistra, mentre Matteo Galli, per il Partito Comunista Italiano, ha sottolineato l’importanza di ricostruire un confronto costante e realmente costruttivo con il mondo associativo, ritenuto uno strumento indispensabile per comprendere le criticità del sistema sanitario e, più in generale, per restituire ai cittadini un ruolo centrale nelle scelte che riguardano la comunità.

Proprio sul tema della partecipazione il COSP esprime però alcune perplessità. Da tempo, osserva l’associazione, circolano indiscrezioni sull’organizzazione futura del sistema sanitario regionale. Il COSP precisa di non voler alimentare polemiche basate su semplici indiscrezioni, ma ritiene che la mancanza di un confronto preventivo con il mondo associativo rappresenti un elemento di criticità.

Nel corso dell’incontro, i rappresentanti di PD e AVS hanno infatti spiegato che il confronto con le associazioni dovrebbe avvenire dopo la preadozione del nuovo Piano socio-sanitario regionale. Una prospettiva che il COSP giudica poco condivisibile.

Secondo l’associazione, infatti, il percorso dovrebbe essere inverso, coinvolgendo le realtà associative prima della definizione del documento, affinché il confronto possa incidere realmente sulle scelte programmatiche e non ridursi a una semplice presa d’atto di decisioni già assunte.

Il COSP ricorda inoltre come, negli ultimi anni, proprio l’impegno delle associazioni del territorio abbia contribuito a risultati importanti, come il mantenimento del Distretto sanitario di Orvieto grazie alla raccolta di 7.312 firme e il concorso per 20 operatori sanitari destinati esclusivamente all’ospedale “Santa Maria della Stella”, bandito dopo la petizione che aveva raccolto quasi 14 mila sottoscrizioni.

Alla luce di queste considerazioni, l’associazione esprime preoccupazione per il fatto che la preadozione del nuovo Piano socio-sanitario potrebbe avvenire già nel mese di settembre senza un confronto strutturato con il territorio.

Per questo il COSP rivolge pubblicamente due domande alla Regione Umbria e a tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione:

  1. Con quanto anticipo sarà resa disponibile la bozza del nuovo Piano socio-sanitario regionale affinché possa essere esaminata dalle associazioni?
  2. Quali saranno tempi e modalità della fase di confronto e concertazione?

Domande alle quali, conclude il COSP, i cittadini del sud-ovest dell’Umbria attendono risposte chiare.