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Treno sulla linea convenzionale quaranta minuti persi e rabbia tra i viaggiatori

Nuova mattinata di disagi per i pendolari dell’Orvietano diretti a Roma l’8 luglio. L’Intercity delle 7.25 è arrivato alla stazione di Orvieto con circa venti minuti di ritardo, accumulandone poi altrettanti durante il viaggio verso Roma Termini. Il bilancio finale è stato di circa quaranta minuti di ritardo, con inevitabili conseguenze per chi si sposta quotidianamente per lavoro o studio.

Coincidenze perse, permessi richiesti sul posto di lavoro, appuntamenti rinviati e, in alcuni casi, anche voli aerei mancati. Una situazione che i viaggiatori conoscono fin troppo bene e che si ripete con una frequenza ormai preoccupante.

Ancora una volta il convoglio ha lasciato la linea ad alta velocità per essere instradato sulla linea convenzionale, la cosiddetta “lenta”, dove è costretto a procedere a velocità ridotta condividendo il percorso con il traffico ferroviario regionale. Un itinerario che prolunga sensibilmente i tempi di percorrenza e trasforma il viaggio verso Roma in un’autentica odissea quotidiana.

A bordo non sono mancate le proteste dei passeggeri nei confronti del personale di Trenitalia, che però, come spesso accade, non ha alcuna responsabilità diretta sulle scelte operative della circolazione ferroviaria.

Per comprendere quanto accaduto è necessario fare un passo indietro. Già nel pomeriggio del 7 luglio era stato soppresso a Roma l’Intercity 591 diretto a Salerno. Contemporaneamente il materiale previsto per l’Intercity 598, che serve anche Orvieto, non era uscito dal deposito. Per garantire il servizio è stato quindi utilizzato il convoglio originariamente destinato a Salerno.

In realtà l’IC del pomeriggio percorre comunque la linea convenzionale ma alla fine il ritardo accumulato per poco più di 100 chilometri è stato di 20 minuti.

È plausibile che lo stesso scenario si sia ripetuto anche nella mattinata dell’8 luglio. Il personale addetto alla circolazione ha saputo del locomotore non abilitato la mattitna stessa. I passeggeri potevano comunque essere avvertiti ma alla stazione di Orvieto non sarebbe stato fornito alcun avviso preventivo ai viaggiatori.

I pendolari sono così saliti a bordo senza sapere che il viaggio sarebbe stato inevitabilmente più lungo del previsto. Ancora una volta il conto è stato presentato a chi ogni giorno utilizza il treno per raggiungere il posto di lavoro, con altri quaranta minuti sottratti al proprio tempo. Fine della storia ma semopre più amara

Non è soltanto una questione di ritardi. È una somma di disagi che, giorno dopo giorno, incide sulla qualità della vita di centinaia di persone. E ciò che alimenta maggiormente il malcontento non è tanto l’imprevisto, quanto la sensazione che, quando un problema è già noto, continui a mancare un’informazione tempestiva ai viaggiatori. Per chi parte ogni mattina da Orvieto, il viaggio verso Roma rischia sempre più di trasformarsi in un’incognita quotidiana.