Welcare

Casa di Comunità, ancora disagi dopo l’apertura e c’è l’incognita risparmi futuri

Torniamo ad occuparci della Casa di Comunità di Orvieto, aperta in tutta fretta il 29 giugno. Nei giorni successivi avevamo documentato con un video la situazione riscontrata in piazza Duomo. A distanza di oltre una settimana, però, poco sembra essere cambiato (il video a due giorni dall’apertura).

Continuano infatti ad arrivare segnalazioni da parte dei cittadini, costretti ad attraversare un’area di cantiere per raggiungere la struttura sanitaria. Una volta entrati, si trovano a convivere con operai ancora impegnati nel completamento dei lavori. Le scale interne, in ferro retinato, ricordano più un percorso di emergenza che un accesso destinato all’utenza. Anche gli ascensori, secondo diverse testimonianze, continuano a funzionare a intermittenza, mentre la tutela della privacy dei pazienti appare tutt’altro che garantita. Non siamo in grado di confermarlo ufficialmente, ma ci è stato inoltre riferito che nei giorni scorsi sarebbe stato effettuato un sopralluogo all’interno della struttura da parte degli organi competenti.

Al di là delle singole criticità, restano alcune considerazioni di carattere generale. La segnaletica continua ad essere insufficiente e poco intuitiva, mentre appare difficile ritenere normale che utenti, molti dei quali anziani o fragili, e gli stessi dipendenti debbano attraversare un cantiere ancora operativo per raggiungere gli ambulatori.

Questa situazione riporta inevitabilmente al centro il dibattito sulla scelta di collocare Casa e Ospedale di Comunità nell’ex ospedale di piazza Duomo. Una sede diversa, pur mantenendo i servizi nel centro storico, probabilmente avrebbe garantito maggiore funzionalità e accessibilità.

Resta poi il tema dei costi di gestione. Il trasferimento nel vecchio ospedale, infatti, non sembra aver prodotto quella razionalizzazione degli spazi che era lecito attendersi. La struttura del Borgo continuerà infatti a rimanere operativa e anche in via Postierla resteranno alcuni uffici. A questi si aggiungono ora la Casa e l’Ospedale di Comunità, con le relative spese di gestione.

In molte altre realtà le Case di Comunità sono nate proprio con l’obiettivo di concentrare in un’unica sede i servizi territoriali, semplificando l’accesso dei cittadini e riducendo i costi. A Orvieto, almeno per il momento, sembra invece delinearsi uno scenario opposto: servizi distribuiti in più sedi, costi destinati a rimanere elevati e disagi che continuano a gravare su utenti e operatori.

La scelta di restituire alla città il Palazzo dell’ex ospedale potrà anche avere un valore simbolico e identitario e soddisfare chi lo riteneva proprietà di tutti. Resta però una domanda di fondo: se il prezzo da pagare è una minore funzionalità del servizio e un aumento dei costi di gestione, sarà davvero questa la soluzione più conveniente per la sanità pubblica e per i cittadini?

Ecco, il piatto è servito, con tutti i disagi e i costi a carico di…tutti gli umbri e degli orvietani in particolare.