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Crisi e burocrazia mettono in ginocchio la manifattura dell’Umbria

Sono tempi difficili per la manifattura italiana e umbra. A dirlo, con parole dure e preoccupate, è Giampaolo Cicioni, presidente regionale di CNA Produzione, che lancia l’allarme su un comparto storico dell’economia locale oggi stretto tra dazi, aumento dei costi energetici, carenza di manodopera e una burocrazia che rischia di paralizzare ogni tentativo di ripresa.

Il quadro tracciato da CNA è severo. Negli ultimi mesi, l’entrata in vigore dei nuovi dazi statunitensi ha già colpito pesantemente le esportazioni italiane, penalizzando in particolare i settori più legati al commercio internazionale. A questo si aggiungono la crescita dei costi energetici, un’imposizione fiscale elevata, la frenata degli investimenti e i nuovi vincoli ambientali legati alle politiche europee di sostenibilità. Tutti fattori che, insieme, rischiano di erodere la competitività di un sistema produttivo fatto di piccole e medie imprese, cuore dell’economia umbra.

“Nella moda la situazione è a macchia di leopardo – spiega Cicioni –: le piccole imprese che lavorano per marchi umbri che hanno deciso di mantenere le produzioni sul territorio non vivono grandi difficoltà. Ma chi opera per brand globali, con sedi fuori dall’Italia o dalla regione, è in seria crisi, con ordini ridotti e prospettive incerte”.

Il settore meccanico non se la passa meglio. “L’automotive è il comparto più colpito – continua Cicioni – a causa delle politiche ambientali dell’Unione Europea che, puntando esclusivamente sulle auto elettriche, hanno di fatto messo in ginocchio l’industria tradizionale. Si è scelta una transizione forzata invece che un percorso di innovazione equilibrato, condannando molte aziende a una crisi profonda. Il declino di Stellantis è solo la punta dell’iceberg”.

A soffrire è anche l’agroalimentare. Sul comparto pesa già un dazio del 15% imposto dall’amministrazione Trump, ma dal 1° gennaio prossimo potrebbe arrivare un nuovo colpo: un super dazio al 97% sulla pasta italiana deciso dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti. «Un provvedimento devastante – commenta Cicioni – per un settore simbolo del Made in Italy, che avrebbe conseguenze pesanti anche in Umbria».

Cicioni punta poi il dito contro i ritardi della Regione nella gestione dei bandi per gli investimenti e per la transizione energetica. “Gli investimenti in nuovi macchinari si sono già fermati nel 2024, dopo anni di crescita, riducendo la capacità competitiva del nostro sistema produttivo. Avevamo chiesto alla Regione misure urgenti per sostenere l’internazionalizzazione e aiutare le imprese umbre a diversificare i mercati, ma non abbiamo avuto risposte. I bandi chiusi a marzo non hanno ancora erogato i contributi, le graduatorie restano provvisorie. E il bando “Solar Attack” del 2022, che avrebbe dovuto favorire l’autoproduzione di energia, non ha ancora distribuito un euro dopo tre anni. È un esempio lampante – aggiunge – di come la burocrazia possa soffocare lo sviluppo”.

Altro nodo cruciale, la mancanza di manodopera qualificata. «È un problema cronico – spiega il presidente CNA –: nei periodi di crescita frena l’espansione, e in quelli di crisi rende ancora più difficile resistere. Ma sembra che a nessuno interessi. Ogni crisi aziendale si traduce in cassa integrazione, riduzioni di personale e, inevitabilmente, in crisi sociali. Le piccole imprese rappresentano il 99% del tessuto imprenditoriale umbro e danno lavoro al 70% dei dipendenti del settore privato: sono loro a tenere in piedi le comunità locali».

Poi c’è il tema della tassazione, definita da Cicioni “insostenibile”. “Come possono le piccole imprese crescere, investire, aumentare i salari, se la tassazione complessiva supera il 60% e il costo del lavoro arriva al 120% del salario netto? E tutto questo senza servizi pubblici adeguati, con risorse sprecate in una struttura burocratica elefantiaca. Serve una presa di coscienza: alle imprese non servono bonus temporanei, ma uno Stato e una Regione efficienti, capaci di fare le riforme e semplificare davvero le procedure”.

Per CNA Produzione Umbria la priorità è chiara: servono politiche di lungo periodo, capaci di sostenere la crescita delle imprese, favorire la digitalizzazione e ridurre il peso fiscale. “Senza un’azione decisa – conclude Cicioni – rischiamo di perdere un intero sistema produttivo che da decenni rappresenta il motore economico e sociale della nostra regione. Non possiamo permettercelo”.

La manifattura umbra, insomma, si trova a un bivio: o riuscirà a rinnovarsi e ad affrontare le nuove sfide globali, o sarà travolta da un cambiamento che non aspetta.