L’Osservatorio Cittadinanza Territorio Sviluppo (CTS) ha pubblicato il Rapporto n. 5-2025, a cura di Antonio Rossetti, dedicato al passaggio dal capitalismo fordista al capitalismo digitale delle piattaforme e alle implicazioni per i territori locali. Un’analisi densa e concreta, che individua proprio in Orvieto un caso emblematico di transizione incompiuta: una città che ha perso progressivamente la propria base manifatturiera senza riuscire, finora, a costruire un modello alternativo fondato sulla conoscenza e sull’innovazione.
Il documento si apre con una citazione di Seneca — “Non c’è mai vento a favore per il marinaio che non sa qual è il suo porto” — che diventa la chiave di lettura di un testo che invita politica, istituzioni e imprese a “definire la rotta” per affrontare la nuova fase economica.
Secondo Rossetti, “la competizione oggi non è più tra territori, ma tra piattaforme”, ovvero reti in cui si integrano imprese, pubbliche amministrazioni, scuole, ricerca, finanza e servizi. In questo scenario, il territorio orvietano mostra segnali di de-industrializzazione e di “terziarizzazione povera”, con un’economia che tende a spostarsi verso attività a basso contenuto di conoscenza e di redditività. “È venuto meno – si legge nel Rapporto – quel ceto medio imprenditoriale che per decenni aveva rappresentato la spina dorsale del sistema economico locale, sostituito da un modello più fragile, orientato alla rendita più che all’investimento produttivo”.
Il Rapporto CTS propone una agenda operativa per invertire la rotta: costruire piattaforme territoriali intese come spazi ibridi tra luoghi e flussi, capaci di mettere in relazione imprese, enti pubblici, formazione, ricerca e finanza di prossimità. Un approccio che guarda ad esperienze già consolidate, come il Patto per il Lavoro dell’Emilia-Romagna o il Manifesto per la Reindustrializzazione della Toscana, dove la programmazione condivisa degli investimenti ha favorito una crescita più equilibrata e sostenibile.
Rossetti individua alcuni nodi centrali per il territorio orvietano: energia, formazione, innovazione e finanza di prossimità. “Serve – sottolinea – un tavolo permanente tra imprenditori, lavoratori, scuole, associazioni ed enti locali per costruire una rotta comune, definendo obiettivi misurabili e verificabili”.
Il documento dedica ampio spazio anche all’economia delle piattaforme digitali, citando dati ISTAT ed Eurostat: nel 2021 il 66% dei cittadini europei ha effettuato almeno un acquisto online, con picchi nell’alloggio turistico (oltre l’80% delle imprese del settore), nel trasporto aereo e nelle agenzie di viaggio. Si tratta di comparti che generano le quote più alte di fatturato attraverso canali digitali, mentre altri settori – come editoria, automotive o agroalimentare – mostrano ancora un utilizzo più limitato, segno di un potenziale non ancora pienamente espresso.
Da qui l’invito del CTS a rafforzare le competenze digitali, le infrastrutture logistiche e i sistemi di interoperabilità per favorire l’accesso delle imprese umbre a mercati globali. “I comparti più ‘platform ready’ – si legge nel documento – sono quelli che trainano valore; gli altri devono essere sostenuti da politiche attive, capaci di ridurre il divario tecnologico e culturale”.
Per l’Osservatorio CTS, la sfida per Orvieto e per territori simili non è solo economica ma anche politica e culturale: “La politica deve tornare ad essere mediatore tra i nodi della rete – si legge nelle conclusioni – creando beni collettivi e visione condivisa. Il futuro non si costruisce difendendo confini amministrativi, ma disegnando connessioni tra competenze e persone”.
Rossetti conclude con un messaggio chiaro: “Solo unendo le forze locali in una piattaforma territoriale coesa e consapevole potremo tornare a produrre valore nel capitalismo digitale. Perché nessun vento sarà favorevole se non sappiamo dove vogliamo andare”.