Il mondo dell’artigianato continua a cambiare, ma in Umbria il passo è ancora troppo lento. I dati elaborati da Unioncamere-Infocamere e dalla Camera di Commercio dell’Umbria mostrano che il numero delle imprese artigiane nella regione continua a diminuire, con un’incidenza più forte rispetto alla media nazionale. All’interno di questo calo, tuttavia, si muove una trasformazione importante: crescono i mestieri più flessibili, legati ai servizi, alla cura della persona e alla personalizzazione dei prodotti, con un uso sempre più diffuso delle tecnologie digitali.
“I dati confermano che l’Umbria soffre più di altre regioni la contrazione dell’artigianato, e questo deve interrogarci con grande serietà”, spiega Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria. “Non parliamo solo di numeri, ma di un intero modello produttivo che fatica a rinnovarsi. Troppi piccoli imprenditori restano soli, senza un adeguato supporto nella transizione digitale e senza accesso agevole a strumenti finanziari o reti di collaborazione. È una fragilità che non riguarda la qualità del lavoro artigiano, che in Umbria resta altissima, ma la difficoltà di adattarsi a un mercato in cui tecnologia, formazione e competenze nuove sono ormai imprescindibili. È qui che le istituzioni devono fare la differenza: non bastano incentivi episodici, servono percorsi di accompagnamento continui e politiche industriali che premino l’innovazione e il ricambio generazionale. Senza un artigianato forte, l’Umbria perde un pezzo della sua anima produttiva e civile”.
Una volta l’artigiano era colui che bussava alla porta con la cassetta degli attrezzi; oggi, invece, può arrivare in Uber, gestire il lavoro da un’app e inviare la fattura con lo smartphone. È l’immagine che meglio racconta il passaggio dall’artigianato di bottega a quello digitale, connesso e urbano. Secondo i dati nazionali di Unioncamere e Infocamere, tra il 2022 e il 2024 gli estetisti in Italia sono aumentati del 7,7%, i tassisti del 5,8% e gli specialisti ICT del 5,4%, mentre i mestieri tradizionali arretrano: falegnami -7,1%, imbianchini -8,5%, trasportatori -1,7%.
Anche in Umbria la trasformazione è in corso, ma procede più lentamente. Nel biennio 2022-2024, gli artigiani estetisti sono passati da 579 a 615 (+6,2%), i tassisti da 78 a 80 (+2,6%), e i serramentisti da 281 a 312 (+11%). In calo, invece, falegnami (da 279 a 263, -5,7%) ed elettricisti (da 862 a 820, -4,9%). Nonostante queste sacche di vitalità, la fotografia complessiva resta negativa: dal 2015 le imprese artigiane umbre sono diminuite da 21.948 a 19.365 (-11,8%), un calo più marcato rispetto alla media nazionale (-8,5%). Rispetto al 2019, la contrazione è del 5,4% contro il 3,5% dell’Italia.
Il dato più preoccupante riguarda la digitalizzazione: mentre nel resto del Paese le imprese artigiane dell’ICT sono aumentate del 5,4%, in Umbria il numero è rimasto fermo – solo cinque nel 2022, e cinque ancora nel 2024. È la fotografia di un ritardo strutturale nella transizione tecnologica, aggravato da difficoltà di investimento e dalla scarsità di ricambio generazionale. Anche nei settori più dinamici la crescita regionale è più contenuta rispetto al resto d’Italia: i serramentisti crescono del 39,9% a livello nazionale e solo dell’11% in Umbria; i tassisti del 7,2% in Italia e del 2,6% nella regione.
A tenere in piedi il sistema sono soprattutto le donne, i giovani e gli imprenditori stranieri. Secondo Unioncamere, le imprese femminili crescono tra estetisti (+11%) e tassisti (+14,8%), gli under 35 trainano i settori digitali (+15,6% per gli specialisti ICT), e gli imprenditori stranieri mostrano una forte vitalità (+29% tra gli specialisti ICT e +28% tra i tassisti). È una spinta che dimostra come il futuro dell’artigianato passi dal rinnovamento generazionale e culturale, dall’apertura a nuove competenze e dalla contaminazione con mondi finora lontani.
In Umbria, dunque, l’artigianato perde numeri ma non significato. Le botteghe tradizionali diminuiscono, ma si consolidano le attività più flessibili e orientate ai servizi, alla cura e alla qualità del prodotto personalizzato. È un’evoluzione silenziosa, fatta più di adattamento che di rivoluzione, che tiene accesa la fiamma di una tradizione antica. Il sistema umbro resta fragile, ma conserva una forza di fondo che può essere rilanciata con politiche di formazione, digitalizzazione e sostegno all’imprenditoria giovane.
Oggi, accanto alla pialla e al martello, l’artigiano usa lo smartphone e il computer: strumenti diversi, ma la stessa passione e la stessa cura per il lavoro ben fatto. L’artigianato umbro cambia pelle, ma a modo suo, con passo più corto, cercando di non smarrire quella manualità e quella cultura del saper fare che da sempre sono il suo vero valore aggiunto.