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L’Umbria prova a ripartire, segnali di vitalità dalle società di capitale

Dopo mesi di difficoltà, il sistema produttivo umbro mostra nuovi segnali di vitalità. Secondo i dati Movimprese relativi al terzo trimestre 2025, elaborati da Infocamere per il sistema camerale italiano, il numero delle imprese registrate in Umbria continua a crescere per il secondo periodo consecutivo, dopo l’aumento già rilevato nel secondo trimestre. Una crescita che, pur non avendo ancora colmato il divario con il 2024, conferma una tendenza positiva. Le imprese umbre iscritte al Registro camerale, infatti, sono 90.440, con un incremento di 132 unità rispetto al trimestre precedente.

Il risultato assume rilievo perché arriva in un contesto nazionale di rallentamento generale: mentre l’Italia e il Centro segnano una leggera flessione dopo il rimbalzo primaverile, l’Umbria si muove in controtendenza, mostrando un tessuto economico che, pur restando fragile, prova a ritrovare fiducia e stabilità.

“I dati Movimprese del terzo trimestre 2025 evidenziano un’Umbria che sta reagendo, anche in un contesto nazionale che torna a rallentare – ha dichiarato la Camera di Commercio dell’Umbria –. È un segnale importante perché dimostra che il sistema produttivo regionale ha ritrovato un po’ di fiducia e sta tornando a investire, dopo una fase difficile. Certo, la distanza con la media italiana resta, ma la direzione è quella giusta: serve continuità, non solo nel sostegno alle imprese ma anche nella semplificazione amministrativa e nell’accesso al credito. Il nostro compito, come Camera di Commercio, è accompagnare tutto questo valorizzando chi scommette su qualità, digitalizzazione e capitale umano. L’Umbria non deve rinunciare a giocare un ruolo da protagonista in questa fase di transizione economica”.

Un quadro in chiaroscuro

Il confronto con un anno fa, tuttavia, racconta un quadro meno brillante. Nel terzo trimestre del 2024 le imprese registrate erano 91.088, con un saldo negativo di 648 unità, pari a una contrazione dello 0,7%. La flessione, seppur contenuta, è leggermente superiore alla media nazionale (-0,6%) e a quella del Centro (-0,5%), segno che il divario resta, anche se il percorso di recupero è ormai avviato. Sul lungo periodo, il bilancio resta complesso. Nel decennio 2015–2025, l’Umbria ha perso circa 5.000 imprese: dieci anni fa erano 95.422, oggi 90.440. La contrazione complessiva del 5,2% è più accentuata rispetto alla media italiana (-3%) e del Centro (-3,6%), riflesso di un tessuto produttivo ancora fragile ma anche di un’evoluzione strutturale che ha visto la selezione di modelli imprenditoriali più solidi e digitalizzati.

Le società di capitale: un segnale di fiducia

Tra i dati positivi spicca quello delle società di capitale, considerate il vero termometro della solidità del sistema produttivo. Nel terzo trimestre 2025 l’Umbria ne conta 25.907, pari al 28,6% del totale delle imprese regionali. Un valore ancora lontano dalla media italiana (33,4%), ma in crescita rispetto ai trimestri precedenti, con 200 società in più rispetto al secondo trimestre. Sul piano tendenziale, il saldo resta leggermente negativo: tra il terzo trimestre 2024 e lo stesso periodo del 2025 si registra una lieve flessione, da 17.207 a 17.171 società di capitale. Si tratta di un arretramento minimo, che tuttavia evidenzia le difficoltà incontrate dalle imprese più strutturate, spesso esposte in settori colpiti dalle crisi internazionali o limitate da una minore solidità finanziaria.

Nel lungo periodo, la tendenza resta incoraggiante. La quota delle società di capitale sul totale delle imprese umbre è cresciuta costantemente: era 21,5% nel 2015, 25,8% nel 2019, 28,6% nel 2025. Tuttavia, il divario con il resto d’Italia si è ampliato: l’indice umbro, pari all’89,6% del dato nazionale nel 2019, è sceso all’85,6% nel 2025. Un segno che l’Umbria continua a fare affidamento su un tessuto di microimprese, ancora troppo frammentato rispetto ad altre regioni.

La mappa delle imprese umbre

La struttura imprenditoriale regionale resta dominata dalle imprese individuali, che rappresentano quasi la metà del tessuto produttivo: 44.952 aziende, pari al 49,7% del totale. Seguono le società di capitale (25.906 imprese, 28,6%) e le società di persone (17.172, 19%). Le altre forme giuridiche, tra cooperative e consorzi, si fermano a 2.410 unità, pari al 2,7%. Un panorama che conferma la vocazione artigiana e familiare dell’economia umbra, ma anche la necessità di sostenere la trasformazione digitale, la capitalizzazione e la crescita dimensionale delle imprese.

Tra resilienza e reazione

L’Umbria si trova dunque in una fase di transizione economica: dopo anni di crisi e ristrutturazioni, il sistema produttivo mostra segnali di resilienza, ma ha bisogno di politiche di accompagnamento per consolidare la crescita. La fase di ricostruzione post-pandemia ha accelerato un processo di selezione naturale delle imprese: chi ha saputo innovare, digitalizzare e diversificare resiste, chi è rimasto legato a modelli tradizionali fatica. Eppure, il messaggio che emerge dai dati è chiaro: la vitalità imprenditoriale umbra non si è spenta. C’è fiducia, c’è reazione e c’è voglia di guardare avanti.

Perché, come ricorda la Camera di Commercio, la ripartenza non si misura solo nei numeri, ma nella capacità di costruire un’economia nuova, basata su qualità, conoscenza e sostenibilità.