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1-Dal credito d’imposta alla maxi-deduzione: cambia la logica degli incentivi agli investimenti

Con la Manovra 2026 il legislatore cambia radicalmente l’impostazione degli incentivi agli investimenti tecnologici. Dopo anni di centralità del credito d’imposta Transizione 4.0 e 5.0, il sistema viene superato a favore di un nuovo iper-ammortamento, basato su una maxi-deduzione fiscale applicata agli ammortamenti o ai canoni di leasing.

La differenza non è solo terminologica, ma strutturale. Il credito d’imposta funzionava come un rimborso fiscale differito: l’impresa maturava un credito utilizzabile in compensazione, indipendentemente dalla propria redditività. Il nuovo iper-ammortamento, invece, incide direttamente sul reddito imponibile, aumentando il costo fiscalmente deducibile del bene. Ne deriva che il beneficio è tanto più efficace quanto maggiore è la capacità dell’impresa di generare utili.

Dal punto di vista temporale, il nuovo meccanismo estende l’orizzonte degli investimenti agevolabili dal 2026 al 2028, offrendo una programmazione più ampia rispetto alle continue proroghe annuali del credito d’imposta. Tuttavia, viene meno l’automatismo: l’accesso al beneficio richiede comunicazioni preventive e certificazioni tramite una piattaforma dedicata gestita dal GSE.

Cambia anche l’entità dell’agevolazione. La maggiorazione del costo può arrivare fino al 180 per cento per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, per poi ridursi a scaglioni al crescere dell’investimento complessivo. Un meccanismo che vuole incentivare soprattutto le micro, piccole e medie imprese, mentre per i grandi investimenti l’effetto fiscale risulta più contenuto.

In sintesi, il passaggio dal credito d’imposta all’iper-ammortamento segna un ritorno a una logica più classica di incentivo fiscale: meno liquidità immediata, ma maggiore stabilità normativa e un legame più stretto tra agevolazione e capacità produttiva dell’impresa.