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Bonus edilizi: come calcolare il tetto di spesa e gestire lavori già iniziati

Gli incentivi fiscali per l’edilizia continuano a rappresentare un’occasione preziosa per chi desidera ristrutturare casa, migliorare l’efficienza energetica o mettere in sicurezza l’edificio. Tuttavia, per sfruttarli al meglio è fondamentale conoscere alcune regole di base, in particolare due: come si determina il plafond di spesa e cosa succede se i lavori sono una prosecuzione di interventi iniziati in anni precedenti.

Cos’è il plafond di spesa
Il plafond di spesa è il limite massimo su cui si può applicare la detrazione fiscale prevista per ciascun tipo di bonus. Ogni agevolazione – dal bonus ristrutturazioni all’ecobonus, dal sismabonus al bonus per l’eliminazione delle barriere architettoniche – ha un proprio tetto. Se si spendono somme superiori a questo limite, la parte eccedente non può beneficiare dell’agevolazione.

Ad esempio, il bonus ristrutturazioni prevede un limite di 96.000 euro, mentre per la sostituzione dei serramenti con l’ecobonus il tetto scende a 60.000 euro.

Come si calcola il plafond residuo
Quando i lavori proseguono nel tempo, magari da un anno all’altro, bisogna considerare solo la parte di spesa non ancora utilizzata. Supponiamo che un intervento sia iniziato nel 2024 e siano stati spesi 30.000 euro: se il tetto massimo è 96.000 euro, nel 2025 il contribuente potrà detrarre solo le spese fino a 66.000 euro, cioè la parte residua del plafond.

Per calcolare correttamente i limiti, è importante attribuire ogni spesa al bonus corretto. Le fatture relative, ad esempio, alla demolizione e ricostruzione con miglioramento energetico andranno inserite nell’ecobonus o nel sismabonus, mentre la realizzazione di un montascale rientra nel bonus barriere architettoniche. Solo così si può verificare se la somma complessiva delle spese agevolate rispetta i massimali previsti dalla legge.

Le novità della Legge di Bilancio 2025
Con la Legge di Bilancio 2025 (n. 207/2024) sono state introdotte alcune modifiche alle aliquote di detrazione per chi effettua lavori di ristrutturazione, efficientamento energetico o interventi antisismici.

Chi interviene sulla propria abitazione principale potrà contare su detrazioni più vantaggiose:
– 50% per le spese sostenute nel 2025
– 36% per gli anni 2026 e 2027.

Inoltre, secondo la bozza della Legge di Bilancio 2026, la detrazione al 50% dovrebbe essere confermata anche per l’anno successivo. L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 8/E del 19 giugno 2025, ha chiarito che restano invariati i limiti di spesa e detrazione per ogni singola unità immobiliare, come previsto dal Decreto-Legge n. 63/2013.

Esempi pratici
1. Ristrutturazione in più anni
Un contribuente spende 60.000 euro nel 2024 e altri 40.000 euro nel 2025 per lo stesso intervento. Il totale ammonta a 100.000 euro, ma il massimale è 96.000 euro. La parte eccedente – 4.000 euro – non potrà essere detratta.

2. Ecobonus con detrazione residua
Chi ha già speso 75.000 euro nel 2024 per lavori coperti dall’Ecobonus (con detrazione al 65%) ha usufruito di una detrazione di 48.750 euro. Poiché il limite massimo di detrazione è 100.000 euro, nel 2025 potrà ancora beneficiare di una detrazione residua di 51.250 euro. Se le nuove spese sono detraibili al 36%, potrà aggiungere fino a 142.361 euro di spesa. Se invece l’immobile è o diventa abitazione principale, la detrazione sale al 50% e la spesa aggiuntiva detraibile scende a 102.500 euro.

In sintesi
Il corretto calcolo del plafond e la distinzione tra spese nuove e precedenti sono passaggi cruciali per evitare errori e perdite di detrazione. Con le nuove regole in arrivo, è importante pianificare con attenzione i lavori e le spese per sfruttare al meglio i benefici offerti dai bonus edilizi.