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Assegnazione dei beni ai soci: quando e quanto è conveniente

La Legge di Bilancio 2026 ha riaperto una possibilità che negli anni passati è stata molto utilizzata da imprese e professionisti: la assegnazione agevolata dei beni ai soci. Si tratta di una misura che consente alle società di trasferire ai soci alcuni beni presenti nel patrimonio sociale pagando una tassazione ridotta rispetto alle regole ordinarie.

La norma riguarda le società di persone e le società di capitali che, entro il 30 settembre 2026, decidono di assegnare o cedere ai soci immobili non utilizzati direttamente nell’attività d’impresa oppure beni mobili registrati, come ad esempio autovetture non strumentali.

L’obiettivo della misura è piuttosto semplice: consentire alle imprese di riorganizzare il proprio patrimonio e contemporaneamente consentire ai soci di intestarsi a titolo personale beni della società non più strumentali all’attività di impresa. In molte società, soprattutto familiari, nel tempo sono rimasti immobili o beni che non hanno più un ruolo nell’attività aziendale. In questi casi può essere utile separarli dalla società operativa e trasferirli direttamente ai soci.

Il problema, normalmente, è fiscale: nel regime ordinario queste operazioni possono essere piuttosto costose. Proprio per questo la legge prevede una imposta sostitutiva ridotta, pari all’8% sulla plusvalenza (cioè sulla differenza tra valore del bene e costo fiscale).

Anche le imposte indirette sono più leggere: l’imposta di registro è ridotta della metà mentre le imposte ipotecaria e catastale si applicano in misura fissa anziché proporzionale..

Un esempio semplice

Per capire meglio la convenienza, immaginiamo un esempio molto semplificato.

Una società possiede un immobile che ha:

costo fiscale 100.000 euro; valore di mercato: 200.000 euro.

La plusvalenza latente è quindi pari a 100.000 euro.

Regime ordinario: con le regole normali la plusvalenza sarebbe tassata con IRES 24% e IRAP circa 3,9%. La tassazione complessiva sarebbe quindi circa 27.900 euro.

Regime agevolato: con l’assegnazione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2026 si applica una imposta sostitutiva dell’8%. L’imposta dovuta sarebbe quindi 8.000 euro.

In questo esempio il risparmio fiscale supera i 19.000 euro, rendendo l’operazione molto più sostenibile.

In realtà il calcolo è più complesso e con variabili date dalla natura della società e dalle riserve di utili, ma in ogni caso l’esempio può chiarire la differenza del carico fiscale tra regime ordinario e regime agevolato. Naturalmente perciò ogni situazione va valutata con attenzione, perché l’operazione può avere effetti fiscali e patrimoniali anche per i soci.

Uno strumento utile per molte imprese

Questa misura può essere quindi particolarmente interessante per le società immobiliari, le imprese familiari ed anche le società che nel tempo hanno accumulato beni non più strategici per l’attività, e la finestra prevista dalla legge – con scadenza 30 settembre 2026 – rappresenta una opportunità concreta per riorganizzare il patrimonio societario con un carico fiscale ridotto. Per molte imprese può essere l’occasione per fare una verifica e capire se questa agevolazione può essere sfruttata.