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“Una Traviata da cortile”, la grande lirica ritrova la sua anima popolare

Un ‘idea semplice quanto innovativa. Oltre il classico palco, la lezione di bellezza e partecipazione di Alessandro Baricco riporta l’opera tra le persone, liberandola dai codici tradizionali per trasformarla in un momento di partecipazione collettiva. La musica di Verdi torna a risuonare in uno spazio scenico aperto, senza barriere, dove ogni spettatore è chiamato a condividere emozioni, parole e melodie. In questa rilettura a guidare il pubblico in “Una Traviata da cortile” è Baricco con un’opera che non si limita a essere raccontata, ma si vive insieme. Tanto che quando cala l’immaginario sipario, la storia non finisce davvero e lo spettacolo si trasforma in un’esperienza immersiva e popolare.

Pensata per spazi aperti e cortili dove la messinscena rompe deliberatamente gli schemi della tradizione operistica. Dove non esiste più separazione tra palco e platea e il pubblico è parte integrante della storia. Gli spettatori si muovono dentro l’azione, brindano e cantano insieme agli artisti, vivendo la vicenda di Violetta come dentro una vera festa di paese, tra musica, racconto e partecipazione collettiva. Un format inedito ben costruito, a metà tra un concerto in piazza, teatro di narrazione e rito comunitario.

Baricco in questo modo riporta l’opera del “grande mago” Verdi, come lui sceglie di definirlo, alla sua radice più popolare con la musica che torna a risuonare tra la gente, affidata non a una grandiosa orchestra, ma all’Orchestra di Fiati del Cilento. Un ensemble creato per l’occasione e magnificamente diretto dal maestro Enrico Melozzi.

Al centro dello spettacolo restano comunque i momenti cruciali della storia di Violetta Valéry, interpretata dal soprano Floriana Cicìo, accanto al tenore Andrea Tanzillo nei panni del personaggio di Alfredo e al baritono Franco Vassallo nei panni di Germont, narrati attraverso una nuova struttura di racconto in quattro quadri che attraversano l’amore, il conflitto, l’umiliazione e infine la morte della protagonista. Tra questi quadri musicali, Alessandro Baricco interviene con la sua personale narrazione che restituisce forza umana e contemporaneità alla vicenda.

Una Traviata da cortile è un esperimento teatrale e musicale altamente riuscito, che prova a restituire l’opera lirica alla sua dimensione più viva e condivisa, trasformandola in un evento che accade in mezzo alle persone e si materializza tra musica, racconto e festa. E forse è anche per questo che, nel cortile del Castello di Titignano, al pubblico non resta che raccogliere l’invito a essere esso stesso parte integrante di questo racconto e condividere la serata tra brindisi, musica e balli. Così da prolungare quell’atmosfera di festa che rappresenta l’anima più autentica di questa nuova, sorprendente e innovativa reinterpretazione della Traviata di Giuseppe Verdi.

Una pièce che porta con sé una grande intuizione di modernità e che non può che far parte del bagaglio culturale sia dei melomani sia di chi è un viandante dell’opera lirica e teatrale. E che in qualche modo riporta anche alla mente quello straordinario filone di programmi televisivi, condotti e ideati da Baricco negli anni ’90, come L’Amore è dardo, Pickwick – Del leggere e dello scrivere, Totem, che sono stati la cifra distintiva di questo eclettico scrittore, dei veri capolavori che oggi la nostra TV non è più in grado di offrire allo spettatore.