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Danilo Rea dialoga con Sakamoto, il pianoforte è memoria viva

Più che un omaggio, un incontro. Più che un concerto, un’espressione di libertà creativa. Non un tributo tradizionale, non una successione di celebri colonne sonore. Non un’esibizione musicale dedicata alla memoria, ma atto creativo che è trasformazione. Danilo Rea ha portato sul Grande Palco di Piazza del Popolo il suo Sakamoto & Me, regalando a “Sinapsi” la rassegna all’interno del cartellone di ONE – Orvieto Notti d’Estate, una delle serate artisticamente più intense dell’intero programma. 

Prima ancora di sedersi al pianoforte, Rea sceglie di raccontare la genesi del progetto. Poche misurate parole, sufficienti però a spiegare come questo lavoro non sia nato per celebrare un grande compositore, ma per instaurare con lui un dialogo ideale. Un’introduzione che ha offerto la chiave di lettura dell’intera serata: non la riproduzione fedele di un repertorio, ma la ricerca di un linguaggio capace di tenere insieme memoria e improvvisazione. E che rende questo progetto probabilmente il più personale e poetico del pianista romano.

Il pubblico segue in silenzio ogni passaggio e si lascia guidare in un percorso che trasforma la musica di Ryuichi Sakamoto in un racconto nuovo ed è proprio nell’improvvisazione che Rea continua a dimostrare la propria unicità. Le melodie di Sakamoto emergono con naturalezza, si lasciano riconoscere e prendono subito altre direzioni, senza mai perdere la loro identità. Accade con Merry Christmas Mr. Lawrence, restituita con un equilibrio raro tra rispetto dell’originale e libertà interpretativa e con Energy Flow, che diventa terreno di esplorazione armonica, sospesa tra essenzialità e continua invenzione. Ogni tema viene attraversato, ampliato, trasformato, come se il pianista ne ricercasse il significato più profondo anziché la semplice esecuzione.

A rendere ancora più articolata la costruzione dello spettacolo contribuiscono le elaborazioni elettroniche di Martux_M e le videoproiezioni del videomaker argentino Mauro Cosenza. Nessun elemento invade lo spazio dell’altro. Le componenti elettroniche ampliano la prospettiva sonora senza alterare il protagonismo del pianoforte, mentre le immagini accompagnano il percorso musicale con discrezione, costruendo un ambiente immersivo che resta sempre al servizio della musica. E dove le mani del pianista diventano espansione d’immagine.

La forza del progetto risiede proprio nell’equilibrio tra i linguaggi. Rea evita qualsiasi tentazione celebrativa e sceglie invece la strada più complessa: continuare a creare attraverso le note. Atteggiamento che apparteneva allo stesso Sakamoto, musicista capace di attraversare generi, culture e discipline senza mai fermarsi in una definizione. In questo senso Sakamoto & Me non guarda al passato con nostalgia, ma ne raccoglie l’eredità per proiettarla nel presente.

L’atmosfera della piazza si fa rarefatta e il silenzio con cui il pubblico segue i passaggi più intimi del concerto, diventa suono. Ascolto profondo, quasi raccolto, come accade quando la musica riesce a creare un rapporto diretto tra artista e spettatore. Dopo Petra Magoni, anche Danilo Rea ha portato sul palco un progetto che rifiuta le convenzioni e sceglie la ricerca. Una direzione che restituisce alla rassegna un’identità precisa: quella di un festival capace di proporre grandi interpreti non per il loro nome, ma per la forza delle idee che portano in scena. E, nella notte di Piazza del Popolo, l’idea di trasformare il ricordo di Sakamoto in musica viva trova la sua piena realizzazione.