Una piccola, grande novità arriva dalla Casa di Reclusione di Orvieto con l’apertura del bar interno, un servizio fortemente voluto dalla direttrice Annunziata Passannante e dal commissario capo della Polizia Penitenziaria Luigi Bove. Un caffè come occasione di incontro, ma anche come piccolo passo verso il reinserimento sociale.
Non si tratta solo della semplice apertura di un punto di ristoro ma di un significato sociale particolare, perché si inserisce nel percorso di reinserimento dei detenuti nella società e nel mondo del lavoro.
“Con quest’operazione garantiamo un servizio di ristoro e aggregazione al personale dell’amministrazione e, dall’altro, diamo concreta applicazione all’articolo 27 della Costituzione, dimostrando che il lavoro e la fiducia sono i migliori strumenti per abbattere la recidiva”, sottolinea Luigi Bove.

Ed è proprio nella gestione del locale che si trova uno degli aspetti più significativi del progetto. L’attività operativa del bar è infatti affidata a un detenuto già inserito in un percorso di lavoro penitenziario. Non soltanto, quindi, un servizio a disposizione di chi lavora all’interno della struttura, ma anche un’occasione concreta di formazione e acquisizione di competenze professionali.
Il lavoro è uno dei principali strumenti attraverso i quali una persona detenuta può costruire un percorso in vista del ritorno alla vita esterna. Imparare un mestiere, acquisire responsabilità e maturare esperienza significa poter affrontare, una volta conclusa la pena, il mercato del lavoro con un bagaglio di competenze che può rendere più concreto il percorso di reinserimento.
Allo stesso tempo, il nuovo punto di ristoro diventa uno spazio di socializzazione per il personale dell’amministrazione penitenziaria. Una funzione che si accompagna a una scelta precisa anche nelle modalità di accesso al locale, facilmente raggiungibile dall’esterno.
Niente barriere particolari, nessun controllo percepibile come invasivo: l’obiettivo è quello di creare uno spazio nel quale anche chi arriva dall’esterno possa usufruire del servizio con naturalezza. Basta andare dal martedì al venerdì, di mattina fino alle 14.
Un piccolo bar, dunque, ma con un significato che va oltre il bancone e la tazzina di caffè. Perché in una struttura penitenziaria anche un’attività apparentemente semplice può diventare un’occasione per sperimentare responsabilità, lavoro e relazioni con l’esterno. E, soprattutto, per trasformare il tempo della pena in un percorso che guardi anche a ciò che viene dopo.