Nel precedente articolo abbiamo visto che il nuovo Concordato preventivo biennale 2026-2027 riconosce alcuni vantaggi aggiuntivi a chi aveva già aderito al CPB 2024-2025 e decide ora di rinnovarlo.
Tra questi, probabilmente il più interessante è la possibilità di intervenire anche sul passato attraverso uno speciale ravvedimento per gli anni dal 2020 al 2023.
È bene ricordare subito un punto importante: questa possibilità non riguarda chi aderisce al concordato per la prima volta nel 2026 e neppure chi è ancora nel CPB 2025-2026. È riservata ai contribuenti soggetti agli ISA che rinnovano il concordato passando dal biennio 2024-2025 al 2026-2027.
Ma quanto costa questa possibilità e, soprattutto, cosa si ottiene in cambio?
Non è necessario definire tutti gli anni
Il ravvedimento riguarda le annualità 2020, 2021, 2022 e 2023, ma il contribuente può scegliere di intervenire soltanto su una o più di esse.
È un aspetto importante perché consente di effettuare una valutazione mirata. Un’impresa potrebbe avere una situazione del tutto lineare per un determinato anno e ritenere invece opportuno ridurre il rischio fiscale relativo a un’altra annualità.
La convenienza può quindi essere valutata anno per anno, senza essere obbligati a definire l’intero quadriennio.
Quanto costa?
Il meccanismo è costruito in modo da premiare i contribuenti fiscalmente più affidabili.
Si parte dal reddito d’impresa o professionale già dichiarato per ciascun anno e si determina un incremento convenzionale, tanto più contenuto quanto migliore era il punteggio ISA del contribuente.
L’imposta sostitutiva viene applicata soltanto su questo maggior reddito, e non sull’intero reddito già dichiarato.
Anche l’aliquota è più favorevole per chi aveva un buon livello di affidabilità fiscale. Per il 2020 e il 2021 è inoltre prevista una riduzione del 30% delle imposte sostitutive, in considerazione degli effetti economici della pandemia.
Per le imposte sui redditi è comunque previsto un importo minimo di 1.000 euro per ciascuna annualità oggetto di ravvedimento.
Un esempio per capire il meccanismo
Un semplice esempio può aiutare a comprendere il funzionamento, senza naturalmente sostituire il calcolo che dovrà essere effettuato sulla situazione concreta di ciascun contribuente e per ciascuna annualità.
Immaginiamo un’impresa che, in uno degli anni interessati, abbia dichiarato un reddito di 100.000 euro e conseguito un punteggio ISA pari a 8.
In base al meccanismo previsto dalla norma, il reddito già dichiarato viene assunto come punto di partenza per determinare un maggior reddito convenzionale. È soltanto su questa maggiore base, e non sui 100.000 euro già dichiarati, che viene calcolata l’imposta sostitutiva.
Il costo effettivo del ravvedimento dipenderà quindi dal reddito dichiarato, dal punteggio ISA della singola annualità, dalle aliquote e dalle eventuali riduzioni previste dalla legge, oltre che dall’IRAP quando dovuta. Va inoltre considerato l’importo minimo stabilito dalla norma.
L’esempio serve quindi soprattutto a evidenziare un concetto: non vengono tassati nuovamente i redditi già dichiarati, ma viene determinata un’imposta sostitutiva su una maggiorazione convenzionale degli stessi.
Per conoscere il costo reale della definizione sarà necessario effettuare il calcolo separatamente per ciascuno degli anni che il contribuente intende ravvedere.
Cosa si ottiene pagando?
È probabilmente questo l’aspetto più importante.
Per le annualità oggetto di ravvedimento viene fortemente limitata la possibilità dell’Amministrazione finanziaria di effettuare alcune delle principali rettifiche del reddito d’impresa o professionale e determinate rettifiche in materia di IVA.
In termini semplici, il contribuente paga un importo predeterminato per ottenere una significativa protezione rispetto al rischio che il Fisco ricostruisca successivamente un maggior reddito dell’attività per quegli anni.
Non si tratta però di un condono generalizzato e sarebbe sbagliato affermare che le annualità interessate vengono definitivamente “chiuse”.
Restano possibili altre attività di controllo e la stessa protezione può venire meno in alcune situazioni previste dalla legge, ad esempio in caso di decadenza dal concordato, mancato perfezionamento della rateazione o determinate violazioni di rilevanza penale tributaria.
È quindi più corretto parlare di una forte riduzione del rischio di accertamento, piuttosto che di una cancellazione definitiva del passato fiscale.
Quanto vale questa protezione?
La convenienza del ravvedimento non può essere valutata guardando soltanto all’importo da versare.
Occorre confrontare quel costo con il rischio fiscale effettivamente esistente per ciascuna annualità.
Andranno quindi considerati l’andamento dell’attività, eventuali anomalie, scostamenti significativi dei ricavi o dei margini, operazioni particolari e, più in generale, tutti quegli elementi che potrebbero rendere un anno maggiormente esposto a un futuro accertamento.
Per un’annualità caratterizzata da una situazione del tutto lineare e da un rischio molto basso, sostenere un costo aggiuntivo potrebbe risultare poco interessante. Al contrario, quando il costo della definizione è contenuto e l’annualità presenta elementi di maggiore incertezza, la possibilità di ridurre sensibilmente il rischio fiscale può assumere un valore considerevole.
Il pagamento avverrà nel 2027
Il ravvedimento non richiede un esborso immediato.
Il pagamento potrà essere effettuato nel 2027, in unica soluzione entro il 15 marzo, oppure fino a un massimo di dieci rate mensili, con applicazione degli interessi legali sulle rate successive.
Per le annualità oggetto di ravvedimento i termini di accertamento vengono inoltre prorogati fino al 31 dicembre 2029. Può sembrare una contraddizione, ma non lo è: il prolungamento consente al Fisco di intervenire qualora si verifichino le situazioni che fanno venir meno la protezione ottenuta con il ravvedimento.
Una scelta da fare anno per anno
Il ravvedimento 2020-2023 completa così la nuova logica del Concordato preventivo biennale.
Chi rinnova il CPB non deve più valutare soltanto la convenienza di fissare anticipatamente il proprio reddito fiscale per il 2026 e il 2027. Può anche guardare indietro e decidere se valga la pena sostenere un costo per ridurre l’incertezza fiscale relativa agli anni precedenti.
La domanda decisiva non è quindi soltanto “quanto devo pagare?”, ma soprattutto “quanto rischio sto eliminando pagando quella somma?”.
Ed è dal confronto tra questi due elementi, effettuato separatamente per ciascuna annualità, che dovrebbe partire la valutazione sulla convenienza del nuovo ravvedimento.
