Il Concordato preventivo biennale torna per il 2026-2027, ma con regole in parte diverse rispetto alle prime edizioni. Dopo una fase iniziale caratterizzata da numerosi interventi correttivi, il D.Lgs. 148/2026 prova a rendere il sistema più stabile e, soprattutto, introduce nuovi vantaggi per chi ha già aderito e decide di proseguire.
Il principio rimane quello ormai conosciuto: l’Agenzia delle Entrate propone preventivamente a imprese e professionisti soggetti agli ISA un reddito fiscale per i due anni successivi. Il contribuente può accettarlo e pagare le imposte sulla base di quel reddito, indipendentemente, entro i limiti previsti dalla legge, da quanto effettivamente guadagnerà.
Non tutti partono dalla stessa situazione
Per comprendere le novità occorre ricordare che nel 2026 convivono situazioni diverse.
Chi aveva aderito al primo CPB 2024-2025 ha concluso il proprio biennio e può ora rinnovare per il 2026-2027. Chi non ha mai aderito può invece entrare per la prima volta nel nuovo concordato.
Diversa è la posizione di chi aveva aderito al successivo CPB 2025-2026: il suo concordato è ancora in corso per tutto il 2026 e non può quindi aderire contemporaneamente al nuovo biennio.
La distinzione è importante perché le nuove regole premiano in modo particolare proprio chi proviene dal CPB 2024-2025 e decide di rinnovare.
La prima valutazione resta quella sul futuro
Per tutti coloro che possono aderire al nuovo biennio, la domanda fondamentale rimane comunque la stessa: il reddito proposto dal Fisco è coerente con quello che l’impresa o il professionista prevede realisticamente di conseguire?
Se l’attività crescerà e il reddito effettivo sarà superiore a quello concordato, la scelta può risultare conveniente. Se invece l’attività dovesse rallentare, si continuerà generalmente a pagare le imposte sulla base del reddito accettato.
Occorre quindi guardare ai numeri reali dell’attività: andamento del 2026, ordini e lavori acquisiti, evoluzione dei costi e prospettive per il 2027.
Anche la possibilità di applicare un’imposta sostitutiva sulla parte di reddito concordato eccedente quello preso a riferimento dal Fisco continua a rappresentare un elemento di convenienza. Più che soffermarsi sulle singole aliquote, però, conta il confronto tra il reddito proposto e quello ragionevolmente atteso.
Per chi rinnova aumentano i vantaggi
La vera novità del 2026 riguarda chi decide di rimanere nel sistema.
Per chi rinnova il concordato, infatti, i benefici diventano più consistenti. Aumentano le soglie entro le quali è possibile utilizzare crediti fiscali in compensazione o ottenere rimborsi IVA senza visto di conformità o garanzia.
Diventa più favorevole anche il rapporto con i controlli fiscali: il termine entro il quale l’Amministrazione finanziaria può effettuare gli accertamenti viene anticipato di due anni, rispetto alla riduzione di un anno prevista per chi aderisce per la prima volta.
Ci sono poi vantaggi più immediati sul piano finanziario. Le imposte relative alle annualità del nuovo biennio possono essere rateizzate senza interessi e vengono eliminate alcune maggiorazioni sugli acconti che avevano caratterizzato le precedenti adesioni.
Sono facilitazioni diverse, ma seguono una logica comune: rendere più semplice e più certo il rapporto fiscale di chi decide di rimanere stabilmente nel concordato.
Anche alcune rigidità emerse nelle prime applicazioni sono state attenuate, rendendo il nuovo CPB meno esposto alle conseguenze di determinate variazioni o errori che possono verificarsi nel corso del biennio.
Per chi rinnova si apre anche una finestra sul passato
Il beneficio probabilmente più interessante riguarda però gli anni precedenti.
Soltanto chi rinnova il CPB per il 2026-2027, in presenza delle altre condizioni richieste dalla legge, può accedere allo speciale ravvedimento relativo agli anni dal 2020 al 2023.
È una distinzione importante: chi aderisce per la prima volta nel 2026 può beneficiare del concordato per il futuro, ma non può utilizzare questa particolare definizione delle annualità precedenti.
Chi invece rinnova può scegliere di versare un’imposta sostitutiva per una o più annualità comprese tra il 2020 e il 2023, ottenendo in cambio una significativa protezione rispetto a determinate forme di accertamento fiscale.
Non si tratta di un condono generalizzato e non viene esclusa qualsiasi possibilità di controllo. Ma per chi può accedere alla misura si apre concretamente la possibilità di ridurre il rischio fiscale relativo agli anni passati.
Una scelta più ampia rispetto al passato
Il CPB 2026-2027 assume così una fisionomia diversa dalle prime edizioni.
Per chi entra per la prima volta rimane soprattutto una scelta sul futuro: confrontare il reddito proposto dal Fisco con quello che si prevede di conseguire.
Per chi rinnova, invece, la valutazione diventa più ampia. Ai vantaggi ordinari del concordato si aggiungono maggiori semplificazioni, minori oneri finanziari, un periodo di accertamento più breve e, soprattutto, la possibilità di intervenire anche sul passato fiscale 2020-2023.
La direzione scelta dal legislatore appare quindi abbastanza chiara: non premiare soltanto l’ingresso nel concordato, ma incentivare soprattutto la continuità nel rapporto concordato con il Fisco.
E proprio la possibilità di definire gli anni dal 2020 al 2023 merita un approfondimento autonomo: quanto costa e quali accertamenti consente realmente di evitare?
Sarà il tema del prossimo articolo.
