Negli ultimi anni gli affitti brevi sono diventati una delle formule più utilizzate per valorizzare seconde case e immobili situati nelle località a vocazione turistica. Anche in un territorio come quello di Orvieto, sempre più proprietari scelgono di affittare appartamenti e stanze per periodi limitati attraverso piattaforme online o accordi diretti con i visitatori.
Anche se il contratto dura pochi giorni, i redditi percepiti devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi. Accanto alle opportunità economiche quindi, è importante conoscere la modalità corretta per dichiarare e tassare questi redditi.
Chi concede in locazione un immobile per brevi periodi può generalmente scegliere tra due sistemi di tassazione:
Il primo è il regime ordinario IRPEF, con il quale i canoni percepiti si sommano agli altri redditi del contribuente e vengono tassati secondo gli scaglioni progressivi previsti dalla legge.
La seconda possibilità è rappresentata dalla cedolare secca, un’imposta sostitutiva che consente di pagare una percentuale fissa sui canoni di locazione, evitando anche le addizionali regionali e comunali e, quando dovute, le imposte di registro e di bollo.
Per molti contribuenti questa seconda opzione risulta particolarmente interessante perché offre maggiore semplicità e una previsione più immediata del carico fiscale.
Le novità da conoscere
Negli ultimi anni il legislatore ha introdotto regole più precise per gli affitti brevi.
Per il primo immobile destinato a locazione breve, la cedolare secca continua ad applicarsi con l’aliquota del 21%, per gli immobili successivi destinati alla stessa attività, invece, l’aliquota sale al 26%.
Si tratta di una distinzione importante per chi gestisce più appartamenti destinati all’accoglienza turistica. Si ricorda che dal 2026 se gli immobili affittati sono più di tre scatta l’obbligo di apertura delle Partita IVA.
Un esempio pratico
Immaginiamo un lavoratore, dipendente o autonomo, che percepisce già un reddito dalla sua attività e che, nello stesso anno, incassa affitti da un appartamento destinato ad affitto per brevi periodi.
Nel regime ordinario, quel reddito si aggiunge agli altri e di conseguenza potrebbe essere tassato con aliquote elevate, soprattutto per chi si trova già negli scaglioni IRPEF superiori.
Con la cedolare secca, invece, l’imposta viene calcolata applicando direttamente l’aliquota prevista al solo canone percepito, non tenendo conto degli altri redditi, ed in molti casi il risparmio può essere significativo.
Naturalmente ogni situazione va valutata singolarmente, perché il confronto dipende dal reddito complessivo del contribuente e dalle eventuali agevolazioni fiscali di cui beneficia.
Una scelta da valutare con attenzione
La cedolare secca rappresenta spesso una soluzione vantaggiosa per chi affitta un immobile per brevi periodi, soprattutto quando il contribuente possiede già altri redditi che lo collocano negli scaglioni IRPEF più elevati.
Tuttavia non esiste una risposta valida per tutti. Prima di scegliere il regime fiscale più conveniente è opportuno effettuare una simulazione personalizzata, considerando redditi complessivi, detrazioni e caratteristiche dell’immobile.
