È scontro istituzionale e politico durissimo quello che la maggioranza di centrodestra del Comune di Orvieto ha aperto con la Regione Umbria. Al centro del dibattito c’è la pesante manovra fiscale da 184 milioni di euro approvata dalla Giunta regionale lo scorso aprile, i cui effetti – “retroattivi” – si sono fatti sentire sulle tredicesime di dicembre 2025 e continuano a gravare sulle buste paga di una larga parte di lavoratori e pensionati.
I gruppi consiliari di maggioranza hanno depositato una mozione di fuoco che ricostruisce, passo dopo passo, la genesi di quella che viene definita una “stangata ingiustificata”. Secondo i firmatari, l’aumento delle tasse (156 milioni sulle famiglie e 28 sulle imprese) si fonda su un presupposto errato: il famoso “buco” di bilancio nella sanità annunciato nel marzo 2025, basato su una relazione della società Kpmg. Un allarmismo che, secondo la maggioranza orvietana, è stato poi smentito dalla Corte dei Conti nella relazione di luglio, dove si evidenziava come i conti fossero in realtà in ordine se si considerava la gestione accentrata.
“L’Umbria è oggi la regione con la più elevata pressione fiscale sul ceto medio tra quelle a Statuto ordinario”, denunciano i consiglieri, sottolineando come la stangata rischi di non esaurirsi nel 2027 ma di protrarsi fino al 2028, portando il prelievo complessivo alla cifra monstre di 250 milioni di euro.
L’atto politico ha un obiettivo preciso: impegnare il sindaco di Orvieto, Roberta Tardani, a utilizzare la potestà legislativa riconosciuta ai Comuni per presentare in Regione un Disegno di Legge che cancelli gli aumenti.
Di seguito riportiamo il testo integrale della mozione presentata.
TESTO DELLA MOZIONE
I sottoscritti Consiglieri comunali,
premesso che: in data 18 marzo 2025 la Giunta Regionale annunciava un presunto deficit sanitario di oltre 243 milioni di euro, basandosi su una pre-relazione effettuata dalla società privata KPMG, incaricata dalla stessa Giunta e pagata con soldi pubblici, al fine di effettuare l’analisi dei conti della sanità pubblica regionale. Tale comunicazione, oltre a suscitare immediato allarmismo, costruiva l’impalcatura per giustificare l’adozione di una imminente manovra fiscale di abnorme portata;
già nei giorni successivi alla comunicazione i dati iniziali venivano progressivamente e drasticamente ridimensionati, mentre analisi ufficiali, incluse soprattutto le verifiche della società incaricata, smentivano l’esistenza di disavanzi strutturali. La stessa Corte dei Conti sez. Regionale di Controllo per l’Umbria, in data 12 luglio 2025, depositava la relazione di parifica al rendiconto generale 2024 della Regione, evidenziando che lo scostamento apparente era frutto di un’analisi che non comprendeva i risultati positivi della gestione sanitaria accentrata. In buona sostanza, la Corte smontava pezzo per pezzo il clamore che era stato costruito ad arte per giustificare l’aumento delle tasse;
in barba alla relazione della Corte dei Conti, con Legge Regionale nr. 2 dell’11 aprile 2025 il Consiglio regionale a maggioranza (votava a favore tutto il centro sinistra) approvava la manovra fiscale: 184 milioni di euro in più da prelevare dalle tasche della stragrande maggioranza dei cittadini umbri, di cui 156 mln a carico delle persone fisiche e 28 mln a carico delle imprese;
con l’approvazione della manovra fiscale, la Giunta regionale e la maggioranza che la sostiene hanno deliberato un significativo aumento delle aliquote dell’addizionale regionale IRPEF, con effetti retroattivi dal 1 gennaio 2025;
tali modifiche stanno producendo effetti immediatamente riscontrabili sui redditi di lavoratori, pensionati, professionisti ed imprenditori come emerge dai già dai cedolini delle tredicesime di dicembre 2025 e dalle simulazioni di prelievo fiscale basate su dati ufficiali del Ministero dell’Economia e delle Finanze;
ritenuto che: l’analisi comparata delle aliquote regionali IRPEF, effettuata sulla base dei dati pubblicati annualmente dal MEF, evidenzia come nel 2025 l’Umbria risulti essere la regione con la più elevata pressione fiscale sul ceto medio (reddito sopra ai 28.000 euro lordi all’anno) tra tutte quelle a Statuto ordinario, ovvero quelle non commissariate e non sottoposte a piani di rientro da deficit in campo sanitario;
di più: anche estendendo il confronto alle Regioni commissariate o con piani di rientro, l’Umbria permane al vertice della classifica per livello di tassazione, pur non presentando squilibri strutturali nei conti della sanità;
con l’approvazione del bilancio di previsione 2026-2028 emerge dalle tabelle che nel 2028 la stangata fiscale non termina: infatti, la stangata non si esaurisce nell’anno 2027 (come previsto dalla L.R. n. 5 del 29 luglio 2025) ma continua anche nell’anno successivo con ulteriori 52 milioni derivanti dall’addizionale IRPEF e 14 milioni dall’IRAP, per un totale di 66 milioni che, aggiunti ai 184 milioni già definiti (L.R. n. 2 dell’11 aprile 2025) porta la “stangata” fiscale alla mastodontica cifra di 250 milioni di euro, senza alcuna reale e concreta giustificazione economica;
un altro dato inaccettabile concerne il fatto che la Giunta Regionale non introduce alcuna reale riduzione delle aliquote fiscali per il 2028 e mantiene inalterato il livello massimo di pressione fiscale a carico dei cittadini e delle imprese, sfruttando la possibilità di mantenere i quattro vecchi scaglioni IRPEF;
la Giunta Regionale e la maggioranza di centro sinistra, pertanto, hanno deliberatamente deciso di mantenere la pressione fiscale al massimo livello, anche oltre la scadenza fissata dalla propria legge tributaria, ignorando e disattendendo promesse politiche, vincoli formali ed equità fiscale;
tutto ciò premesso, il Consiglio Comunale di Orvieto
IMPEGNA il Sindaco di Orvieto ad attivarsi in tutte le sedi istituzionali – ed anche attraverso tutte le procedure che le consentono di attivare la potestà legislativa – per avanzare alla Giunta Regionale una proposta di Disegno di Legge in materia di tributi regionali, volta ad eliminare gli incrementi delle aliquote dell’addizionale regionale IRPEF e IRAP introdotti dalla L.R. 2/2025.