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In Umbria le assunzioni crescono ma non per i profili specializzati e per i laureati

Il mercato del lavoro umbro mostra segnali di espansione numerica, ma stenta a compiere quel salto di qualità necessario per rafforzare la competitività del sistema economico regionale. È questa la sintesi del bollettino Excelsior Informa, curato da Unioncamere e dal Ministero del Lavoro, relativo alle previsioni occupazionali delle imprese per il mese di aprile e per il trimestre aprile-giugno 2026.

I dati quantitativi offrono un quadro incoraggiante: per il mese di aprile, le aziende umbre programmano 5.960 nuove entrate, registrando un incremento di 120 unità (+2,1%) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Allargando l’orizzonte al trimestre primaverile, le assunzioni previste raggiungono quota 19.500, ben 1.240 in più (+6,8%) rispetto al 2025.

Ma, come sottolineato nel report, si tratta di un segnale positivo nei volumi e non rassicurante nella composizione della domanda. Ad allarmare è soprattutto il basso livello di specializzazione richiesto dalle imprese. Solo l’8% delle assunzioni previste per aprile è destinato a personale laureato, in calo rispetto al 9% registrato nello stesso periodo del 2025. Ancora più significativo è il dato relativo ai profili di alto livello: appena il 12% delle entrate (contro il 14% dell’anno precedente) riguarderà dirigenti, specialisti e tecnici, una percentuale che colloca l’Umbria sotto la media nazionale, attualmente ferma al 14%.

Questa discrepanza tra quantità e qualità viene evidenziata con forza da Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “I numeri dicono che l’Umbria si muove, e questa è una buona notizia. Ma oggi non basta contare le assunzioni: bisogna pesarne la qualità. Se cresce il lavoro e non crescono con la stessa forza competenze alte, innovazione e profili specializzati, il rischio è di correre senza avanzare davvero. La sfida, allora, non è solo occupare di più, ma alzare il valore del lavoro che si crea. È su questo passaggio che si misura la maturità di un sistema economico regionale. E in una fase internazionale così instabile, servono ancora più lucidità, visione e capacità di investimento”.

L’instabilità internazionale citata da Mencaroni rappresenta un’incognita pesante sulle stime attuali che potrebbero variare alla luce degli effetti economici, già ben visibili sui mercati energetici e sulla fiducia delle imprese, derivanti dal conflitto in corso.

Un’ulteriore chiave di lettura emerge incrociando i dati Excelsior con il quadro macroeconomico delineato dal DEFR 2026-2028 della Regione Umbria. Le stime Prometeia indicano per il 2026 una crescita del Pil regionale attorno al +0,6% (leggermente sotto il +0,7% nazionale). Questo scarto tra la vivace crescita dell’occupazione programmata e la più debole crescita del prodotto suggerisce che l’economia umbra continua a generare lavoro più rapidamente di quanto riesca ad alzare il proprio valore aggiunto. Il rischio concreto è la proliferazione di posizioni lavorative fragili, meno retribuite e incapaci di elevare il profilo competitivo del sistema.

L’analisi settoriale e contrattuale conferma queste criticità. Le assunzioni previste si concentrano per il 60% nei servizi e per il 74% nelle imprese con meno di 50 dipendenti. A dominare è la precarietà: solo il 22% delle entrate sarà stabile (tempo indeterminato o apprendistato), mentre il 78% sarà a termine o con forme a durata predefinita.

Nei principali comparti, ad aprile, le imprese umbre programmano 1.350 entrate nei servizi di alloggio, ristorazione e turismo, 720 nel commercio, 560 nelle costruzioni, 510 nei servizi alle persone e 360 nei servizi operativi di supporto. Nel trimestre aprile-giugno, l’industria registra addirittura un saldo negativo (-10 entrate) rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre a trainare la crescita sono i servizi (+1.090) e il settore primario (+160). È evidente come la domanda occupazionale si concentri nei comparti a più alta intensità operativa e molto meno nelle funzioni capaci di trascinare l’innovazione.

Infine, il mercato del lavoro umbro continua a essere caratterizzato da un forte disallineamento tra domanda e offerta: nel 51% dei casi le imprese dichiarano difficoltà a trovare i profili desiderati. Le opportunità per i giovani under 30 riguarderanno il 31% delle assunzioni, mentre il 25% interesserà personale immigrato. Nel 61% dei casi, le aziende richiederanno esperienza specifica o pregressa nello stesso settore.

In conclusione, l’Umbria dimostra una buona capacità di allargare il proprio mercato del lavoro, ma non di innalzarne il livello qualitativo. Una svolta reale per il sistema economico regionale non potrà limitarsi all’aumento delle assunzioni, ma dovrà necessariamente passare per l’attrazione e la valorizzazione di competenze elevate, innovazione e servizi avanzati.