I grandi investitori internazionali mettono gli occhi sulla Città della Rupe. E questa volta non si tratta di semplici indiscrezioni di corridoio. Un potente fondo d’investimento con sede nel Qatar è sbarcato in questi giorni a Orvieto con un obiettivo molto chiaro: acquisire attività commerciali storiche, per entrare in maniera netta nel mercato occidente ed integrare le culture in una sinergia di valori e dimostrare che è possibile una convivenza.
Secondo quanto filtra da ambienti vicini alla trattativa, nelle ultime settimane alcuni emissari del fondo avrebbero condotto incontri strettamente riservati con un noto imprenditore locale operante nel settore Horeca. I colloqui avrebbero avuto esito ampiamente positivo, con le parti che avrebbero già trovato l’accordo economico. I bene informati parlano di un closing dell’operazione, con le relative firme sui contratti, previsto già entro la fine di questa settimana.
Al momento vige il massimo e assoluto riserbo sul nome dell’attività che potrebbe passare di mano nelle prossime ore, per evitare ripercussioni sul personale e sulla clientela prima dell’annuncio ufficiale.
La nostra redazione, tuttavia, è riuscita a mettersi in contatto telefonico con uno degli emissari del fondo qatariota. Pur non sbottonandosi minimamente sull’identità dell’imprenditore orvietano coinvolto, l’investitore ha delineato la loro strategia di espansione in Italia: “Abbiamo individuato questo obbiettivo, che è solo un pezzetto del puzzle che stiamo cercando di costruire, siamo felici di essere riusciti a chiudere, non ci speravamo in tempi così brevi – ci ha spiegato l’emissario –. Orvieto, è un ottimo punto di partenza per entrare in modo strutturato in Italia. Attualmente siamo in trattativa avanzata anche per altre due strutture alberghiere su Roma e per tre importanti bar e ristoranti, sempre nella Capitale”.
L’attesa in città è ora palpabile. Chi sarà l’imprenditore pronto a cedere la propria “creatura” agli emiri? Non resta che attendere gli imminenti sviluppi per scoprire quale insegna orvietana parlerà presto la lingua dei petrodollari.