La dichiarazione dei redditi 2026 introduce alcune novità importanti che riguardano da vicino cittadini, professionisti e piccole imprese. Tra queste, una delle più rilevanti è il nuovo modo di gestire gli interessi passivi sui mutui, cioè quelle somme che molti contribuenti portano in detrazione ogni anno.
Il cambiamento nasce dall’entrata in vigore, dal 1° gennaio 2025, dell’articolo 16-ter del TUIR, che ha riscritto in parte le regole sulle detrazioni fiscali. La logica è semplice: rendere il sistema più legato alla reale capacità economica delle famiglie. In pratica, sopra i 75.000 euro di reddito, le detrazioni non spettano più per intero, ma vengono ridotte in base al reddito e al numero di figli a carico.
Per chi ha redditi più bassi, invece, non cambia nulla: le regole restano quelle già conosciute.
Uno degli aspetti più importanti riguarda proprio i mutui. Non tutti gli interessi passivi rientrano nelle nuove limitazioni. Restano infatti esclusi quelli relativi a contratti firmati entro il 31 dicembre 2024, sia per l’acquisto della prima casa sia per lavori di costruzione o ristrutturazione. Questo significa che molti contribuenti continueranno ad applicare le vecchie regole.
Diverso il discorso per i mutui accesi dal 2025 in poi: in questi casi entrano in gioco i nuovi limiti, soprattutto per chi ha redditi medio-alti.
Accanto alle nuove regole, cambia anche la compilazione della dichiarazione. Nei modelli 730/2026 e Redditi PF 2026 sono stati introdotti codici specifici da indicare per gli interessi passivi, che servono a distinguere i mutui in base all’anno in cui sono stati stipulati. Può sembrare un dettaglio tecnico, ma è fondamentale: un codice sbagliato può portare a calcolare in modo errato la detrazione.
Per capire meglio, immaginiamo un caso semplice. Un contribuente ha due mutui: uno del 2023 per comprare casa e uno del 2025 per ristrutturarla. Il primo segue le vecchie regole, il secondo le nuove. Se il reddito è alto, le spese legate al mutuo più recente potrebbero essere detraibili solo in parte, perché soggette a un tetto massimo.
In conclusione, la dichiarazione 2026 richiede un po’ più di attenzione del solito, il consiglio, soprattutto per chi ha più finanziamenti o redditi elevati, è di verificare con cura i dati.
