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Da città antica a villaggio turistico. La metamorfosi di Orvieto è compiuta

Orvieto non è solo una città antica: è stata, per secoli, il fulcro di un territorio ampio, capace di irradiare funzioni politiche, economiche e culturali ben oltre le proprie mura. Oggi, però, quella funzione appare smarrita. La metamorfosi è compiuta: da città che custodiva un ruolo a villaggio turistico, suggestivo agli occhi dei visitatori ma svuotato per chi lo abita.

I numeri non mentono. Negli ultimi sei anni le imprese sono diminuite di poco, ma gli addetti si sono ridotti di quasi 500 unità. Le piccole e medie imprese si sono contratte, l’agricoltura ha perso manodopera, il commercio tradizionale arretra. Restano il turismo e la ristorazione, che reggono l’intera scena economica: non più un tessuto produttivo, ma un palcoscenico che vive di chi arriva e consuma. A riprova di questa trasformazione c’è anche la mutazione delle infrastrutture di servizio: la ferrovia, che un tempo collegava comunità e territori, oggi funziona solo come via di transito; l’ospedale, che era presidio di cura e identità civica, appare sempre meno radicato nella cittadinanza e sempre più svuotato di ruolo.

Questa metamorfosi non è avvenuta da sola: è il frutto di un declino della classe dirigente, incapace negli ultimi vent’anni di elaborare un pensiero progettuale e di tradurlo in politiche coerenti. In assenza di visione, si è scelto di misurare tutto con la statistica dei turisti, celebrando l’“onanismo turistico” dei numeri di accessi e presenze, come se bastassero a dare sostanza al futuro. Si è preferito investire in ritocchi estetici, facciate abbellitte e slogan suggestivi, piuttosto che affrontare la questione vera: la perdita di vitalità e di funzione economica.

E quando questa vitalità è venuta meno, si è provato a rianimarla con le parole: definire la città “viva e autentica” proprio mentre la sua autenticità e vitalità si andavano spegnendo. Un paradosso che fotografa meglio di qualsiasi dato il vuoto di prospettiva.

Oggi il solco è evidente: da una parte il villaggio turistico, affollato di visitatori che consumano la città come esperienza; dall’altra una cittadinanza che vede restringersi il lavoro, le opportunità e le prospettive. È una frattura che non è solo economica, ma culturale e identitaria.

La città antica somiglia sempre più ad una vecchia signora arroccata nella sua rocca: bella da mostrare, ma incapace di narrare, perché priva di pensiero comunitario. Ed è qui che si compie la metamorfosi: Orvieto non è più l’orvietano