In Umbria la sanità è un campo di battaglia politico più che un servizio per il cittadino. Le promesse fatte in campagna elettorale, da entrambe le parti, lasciano il posto a scelte impopolari, a volte costose e inutili, una volta che si è al governo. La presidente Proietti non fa eccezione. Ha esordito con l’annuncio di un debito monstre, approvando una manovra “lacrime e sangue” per il già provato ceto medio umbro. Si parlava di un debito superiore ai 200 milioni, che poi è sceso a poco più di 100, poi 90, 60, fino ad arrivare a circa 34 milioni. Il MISE ha addirittura autorizzato il quasi azzeramento della cifra, ma le nuove tasse restano a gravare sui cittadini.
È da troppo tempo che non si affrontano i problemi reali. Esiste un Piano Regionale Sanitario approvato dalla precedente maggioranza che l’attuale sta smantellando in nome di una discontinuità che sembra più una “pulizia politica”. Abbiamo bisogno di risposte immediate, non fra anni, perché chi ha bisogno di cure è un paziente, non una persona che può aspettare i tempi della politica.
L’ultima polemica riguarda la decisione di affidarsi ai privati per ridurre le liste d’attesa. Se il privato è utilizzato correttamente, non è “il diavolo”. Se il cittadino ottiene un servizio rapido e soddisfacente senza costi aggiuntivi, qual è il problema? Certo, bisogna continuare a investire nella sanità pubblica, ma nel frattempo è giusto ampliare l’offerta. Visite specialistiche, esami come TAC e risonanze non possono essere rimandati. Allo stesso tempo, i medici di famiglia dovrebbero essere responsabilizzati per evitare prescrizioni inutili.
Un altro problema è la scarsa adozione delle nuove tecnologie. Queste, pur sembrando costose inizialmente, evitano ricoveri e abbattono i costi sociali, offrendo un servizio “personalizzato” e puntuale. La digitalizzazione è avanzata solo a livello amministrativo; spesso laboratori e ambulatori non comunicano tra loro, moltiplicando i costi in modo inutile.
Infine, il capitolo dell’edilizia sanitaria. Nonostante l’impulso del PNRR, le scelte rimangono “squisitamente politiche e non tecniche”. Ad esempio, a Orvieto la Casa e l’Ospedale di Comunità sono stati posizionati di fronte al Duomo, ignorando la logistica e facendo lievitare i costi e con l’obiettivo di riempire uno spazio purché sia, senza una grande logica. A Narni, Amelia e Terni si pensa a nuovi ospedali a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro, Orvieto è trascurata. Spoleto e Foligno ricevono risorse aggiuntive pur essendo vicine. Manca il coraggio di dire “no” e di ragionare su modelli efficienti. La politica rischia un nuovo fallimento per “ignavia”, che nel campo dei servizi pubblici si traduce in malfunzionamento e scarsa soddisfazione del cittadino. Le scelte ormai sembrano essere fatte solo in funzione dei voti e non, scusate l’anglismo, per la customer satisfaction.