Dal 1° luglio 2026 arriveranno importanti novità per imprese e professionisti: la Manovra, stando al testo attualmente in circolazione che come sappiamo non è ancora quello definitivo, introduce infatti il divieto di usare i crediti derivanti dal Superbonus, e non solo questi, per pagare contributi Inps e premi Inail. Una misura destinata ad avere effetti molto concreti e pesanti.
Come è noto, molte imprese e professionisti che hanno realizzato interventi superbonus hanno praticato il c.d. “sconto in fattura”, ricevendo cioè in pagamento delle loro prestazioni il credito di imposta anziché denaro, con la possibilità di utilizzare questo credito in compensazione anche del pagamento dei contributi previdenziali INPS ed i premi INAIL, ma dal 1° luglio 2026 la compensazione non sarà più possibile.
Il Superbonus tra i più colpiti
Il provvedimento impatta direttamente uno dei crediti più diffusi degli ultimi anni: il Superbonus. Chi possiede ancora crediti edilizi – ottenuti tramite lavori conclusi o acquistati tramite cessione – non potrà più utilizzarli per ridurre i versamenti previdenziali. Lo stesso vale per Ecobonus, Sismabonus, Bonus ristrutturazioni e gli altri incentivi legati alla casa.
- In sintesi, dal 2026 non sarà più possibile usare questi crediti per:
- Pagare i contributi previdenziali personali;
- I contributi dovuti dai datori di lavoro su dipendenti e collaboratori;
- I premi Inail legati alla sicurezza sul lavoro.
Non solo Superbonus: il divieto vale per tutti i crediti agevolativi
La misura non si limita ai bonus edilizi che rappresentano certamente la parte più importante di questa misura: il divieto riguarda infatti tutti i crediti d’imposta agevolativi, cioè quelli che non nascono da una dichiarazione dei redditi ma da specifici incentivi fiscali.
- Transizione 4.0 e 5.0;
- Crediti per investimenti nel Mezzogiorno;
- Agevolazioni nelle ZES e nelle ZLS;
- Oltre ai già citati crediti edilizi.
Una marcia indietro rispetto al passato
Per anni la compensazione tra crediti fiscali e debiti contributivi è stata prassi comune e riconosciuta dagli enti competenti. Solo nel 2023 il legislatore era intervenuto per confermare questo meccanismo dopo alcune sentenze contrastanti. Oggi, però, la direzione cambia: la Manovra 2026 introduce una stretta decisa, motivata dall’intento di contrastare le compensazioni ritenute indebite.
Così facendo, però, si vanno a colpire anche quelle imprese e quei professionisti virtuosi che a suo tempo hanno eccettato la cessione dei crediti in luogo del pagamento in denaro, contando sulla possibilità di compensazione e misurandone la capienza anche sulla previsione degli oneri contributivi. Con lo stop alla compensazione di questi oneri alcune imprese e professionisti rischieranno di non avere più la capienza per compensare tutti i crediti acquisiti, con la conseguenza di perderne definitivamente una parte.
Soglia dimezzata per il blocco delle compensazioni
Un’ulteriore novità riguarda la soglia di debito fiscale scaduto oltre la quale scatta il blocco totale delle compensazioni: il limite passa da 100.000 euro a 50.000 euro. Sopra questa soglia, non sarà possibile compensare alcun credito finché il debito non verrà saldato oppure rateizzato.
Cosa cambia per imprese e contribuenti
Per molte aziende e professionisti, che contano sulla compensazione per alleggerire il carico contributivo mensile, la misura segna un cambiamento significativo. Chi possiede crediti da Superbonus o altri bonus fiscali dovrà ripensare alle strategie di utilizzo, perché dal 1° luglio 2026 questi crediti non potranno più ridurre contributi previdenziali né premi assicurativi.
