L’Umbria sta crescendo, ma non abbastanza per colmare il divario con le regioni più dinamiche del Nord Italia. È questo il quadro che emerge dai dati presentati dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Unioncamere, secondo cui il reddito disponibile delle famiglie umbre è aumentato dell’11,3% tra il 2021 e il 2023, in linea con la media nazionale. Tuttavia, il confronto con il Nord resta impietoso: Perugia si colloca al 38° posto per reddito pro-capite (22.204 euro), mentre Terni scivola al 96° posto con 19.957 euro. A Milano, che guida la classifica, il reddito è quasi il doppio.
La crescita del reddito in Umbria è trainata dal lavoro dipendente (+10,8% tra il 2021 e il 2023), ma l’inflazione (+14,2%) ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie. Se Perugia riesce a mantenere una posizione stabile, Terni fatica a trovare una nuova identità economica, con un incremento del reddito complessivo (+9,3%) tra i più bassi d’Italia.

Per Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio, la regione ha bisogno di politiche mirate per aumentare la produttività, investendo su innovazione, digitalizzazione e transizione ecologica. “L’Umbria ha tutte le potenzialità per diventare un modello di sviluppo sostenibile – afferma Mencaroni – ma serve l’impegno di tutti, dalle istituzioni alle imprese.”
Senza un’azione decisa, il rischio è che l’Umbria resti intrappolata in una crescita insufficiente, mentre il Nord continua a correre.