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Salvatore Buzzi si costituisce a Orvieto e annuncia lo sciopero della fame

Salvatore Buzzi, ex ras delle cooperative romane della “29 giugno” e figura chiave nello scandalo noto come Mafia Capitale, torna in carcere. Dopo il rigetto della sua richiesta di proseguire il percorso di recupero dalla dipendenza dall’alcol presso Villa Maraini, l’ex imprenditore si è costituito a Orvieto, sottraendosi così alla giurisdizione della Capitale.  Lo spiega lo stesso Buzzi in un post FB, “decido pertanto, nonostante abbia l’obbligo dimora nel Comune di Roma, di andare a costituirmi presso una Casa di Reclusione che non sia nel distretto romano al fine di essere giudicato da persone davvero imparziali ed obiettive. Almeno questa è la mia speranza.  Non intendo in alcun modo sottrarmi all’esecuzione della pena nè agli obblighi imposti dalla misura di prevenzione. Voglio solamente essere giudicato sulla base delle norme di diritto e non sulla base del mio cognome”.

La decisione del Tribunale di Sorveglianza, che ha negato l’accoglimento della sua istanza, ha innescato una dura reazione da parte di Buzzi, il quale ha annunciato sempre su Facebook l’intenzione di intraprendere uno sciopero della fame in segno di protesta contro i giudici: “mi sto costituendo ora (11 marzo ndr) presso il carcere di Orvieto per uscire dalla giurisdizione del Tribunale di Sorveglianza di Roma.  Per protesta attuerò lo sciopero della fame contro questa ingiusta decisione.  Sempre a Testa alta”.  Al suo fianco i suoi legali, Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro, che hanno criticato il tribunale per la mancata considerazione del percorso rieducativo intrapreso da quasi due anni dal loro assistito. “Buzzi ha partecipato attivamente al programma di recupero dell’associazione alla quale era assegnato”, hanno dichiarato. “Non solo il tribunale non lo ha riconosciuto, ma ha anche messo in dubbio la veridicità di certificati medici rilasciati dalla Asl. Tutto ciò è paradossale”.

Buzzi sta scontando una condanna a 4 anni e 9 mesi per i reati legati al cosiddetto Mondo di Mezzo, il sistema corruttivo che ha sconvolto la politica e l’imprenditoria romana. In parallelo, il suo ex socio Massimo Carminati si è costituito nel carcere di Rebibbia pochi giorni fa, segnando un altro capitolo nel lungo epilogo giudiziario dell’inchiesta che aveva ribattezzato Roma la capitale della corruzione.