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Considerazioni sul CSCO, perché continuare e su quali settori puntare

Dopo la lunga e completa audizione della presidente della Fondazione per il Centro Studi, Liliana Grasso alcune considerazioni.  Partiamo dalle domande: 1. ha senso tenere in piedi un Ente di questo tipo con un debito molto alto? 2. Serve riempire con corsi di formazione eterogenei? 3. Ma il progetto universitario o di alta formazione?

Proviamo a rispondere punto su punto.

  1. Il futuro è tracciato e il monte debiti è lì a ricordare che la strada è sicuramente stretta e tortuosa ma non insormontabile.  Il creditore maggiore è Coop Carli, radicata sul territorio e l’eventuale chiusura di CSCO avrebbe un impatto immediato e sicuro nel territorio.  Ma sarebbe riduttivo tenere in piedi una struttura con dei costi solo per onorare un debito ancora grande.  Orvieto ha bisogno di un centro di formazione, alta formazione e di impulso all’apertura verso l’esterno e verso gli Stati Uniti.
  2. La mission è offrire formazione per i giovani e non solo.  Certamente si potrebbero individuare dei settori d’interesse privilegiato ma senza tralasciare occasioni che possono presentarsi tramite bandi regionali, nazionali ed europei.  E proprio su questi bandi è necessario puntare per rendere economicamente sostenibile il CSCO.  Il problema è la forma giuridica e l’attuale unico socio, il Comune, che chiude le porte a gran parte dei finanziamenti e progetti.  Una soluzione potrebbe essere la creazione di un Ente parallelo a cui affidare esclusivamente la progettazione ad ogni livello con un controllo privato o, magari, invitando le tante associazioni locali ad aderire al progetto che potrebbe essere un nuovo volano per la città.  Il CSCO rimarrebbe come hub formativo, ente garante e dove possibile come capofila.
  3. L’attuale legge in materia di poli universitari blocca, di fatto, ogni progetto in tal senso e da qui nascono i problemi di sostenibilità economica del CSCO a partire dal 2008 circa.  C’è poi la questione demografica che ci invita a riflettere sulla validità di un progetto monosettoriale.  Orvieto ha una popolazione complessiva sotto i 20 mila abitanti e il comprensorio arriva a poco più di 30 mila, lasciando fuori quei Comuni che sono più vicini a Viterbo o Perugia, sedi universitarie pubbliche.  Di questi 20 mila il 26% cono over 60 e il trend ci indica un peggioramento della situazione.  Ecco, risulta complicato puntare su una fetta di popolazione minoritaria e pronta ad uscire dalla “comfort zone” di casa.

Abbiamo provato a sintetizzare le risposte ad alcune domande che ci siamo posti durante e dopo l’audizione di Liliana Grasso.  Vivere di luce riflessa con le sole Università americane o fornendo esclusivamente logistica è difficile, anzi quasi impossibile.  Creare “network” è più che mai necessario in un mondo globale e questa è la vera nuova sfida per ghi avrà responsabilità di governance del CSCO ma soprattutto della politica locale che deve ritirarsi dalla gestione del potere e puntare sulla proposta e la promozione di un centro rilevante per lo sviluppo culturale e sociale del Comune.