Era l’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, era il 2020 e iniziò la lunga e drammatica storia dell’era Covid. Esattamente cinque anni fa iniziava un’epoca diversa che ha obbligato tutti a cambiare vita, le modalità di lavoro e il racconto del quotidiano.
Iniziarono i Dpcm del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, quotidiani o quasi. E imparammo a conoscere una nuova parola “lockdown”, tradotto coprifuoco, più o meno diventato operativo dal 12 marzo. Per noi giornalisti prese il via la modalità lavoro quasi esclusivamente da casa. Telefonate, chat, dirette, appunti scritti frettolosamente mentre venivamo aggiornati da sindaci altrettanto spaventati come tutti noi cittadini. La pandemia ci ha colpiti un po’ tutti nella vita quotidiana, ad altri nel privato in maniera drammatica e tragica.
L’appuntamento con i TG e quello in perenne ritardo con Conte scandivano le ore in casa tra una videolezione dei figli, una videocall di lavoro, un impasto per il pane o la pizza e la passeggiata entro i 200 metri con il cane o le lunghe e snervanti file al supermercato alla ricerca di lievito, introvabile e farina, razionata di fatto. OrvietoLife fece la diretta (https://www.facebook.com/orvietoLife/videos/734438167087583) dalla Torre del Moro nella prima sera di lockdown. Fu veramente terrificante. La voce rimbombava nella strada totalmente vuota. Non una persona, una macchina, uno schiamazzo. Niente di niente!
All’improvviso arriva un’auto delle forze dell’ordine, rallenta di più, ci guarda. IL cenno convenzionale di attendere la fine della diretta e poi il veloce controllo. E un’altra diretta mi rimase nella memoria. Arriva un’ambulanza mentre trasmettevo. Entra in un portone conosciuto. Sono tutti tremendamente irriconoscibili, ma sula barella c’è una persona che conosco, un amico. Ancora poche parole e poi mi fermo, non riesco ad andare avanti.
Il ricordo va alle tante persone conosciute che in quei tragici mesi ci hanno lasciato per colpa del virus, quel maledetto virus arrivato da lontano e che così duramente ha colpito anche il territorio orvietano. E ancora il ricordo va a tutto il personale sanitario che con grande abnegazione e umanità hanno assistito pazienti spesso impauriti. Alle forze dell’ordine che ci hanno assicurato la quotidianità e il minimo di socialità permesso. Ai sindaci che hanno lavorato in perenne emergenza affrontando ogni giorno sfide totalmente nuove e con il solo aiuto dei Dpcm.
Più di un anno di “distanziamento sociale”, mascherine, vaccini, per fortuna, gel disinfettanti, chiusure, ristori che forse ci hanno cambiati, chissà se in meglio o in peggio, per sempre.