Si resta sconcertati nel prendere atto di quanto accaduto. Dopo che insieme alla maggioranza aveva definito “codarda” l’opposizione definire “vigliacco” il capo di gabinetto della sindaca di Perugia non è solo una caduta di stile, ma un gesto di inaccettabile leggerezza istituzionale, ancor più grave se a compierlo è il presidente del Consiglio comunale di Orvieto.
Non è la prima volta, purtroppo. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: quale criterio ha guidato la scelta di affidare il massimo organo di garanzia dell’assemblea cittadina a chi, con invidiabile costanza, trasforma ogni ricorrenza istituzionale in un’occasione di imbarazzo per la città? Si dirà che il diritto di critica è sacrosanto. Certamente lo è. Aggiungiamo pure che nessuno mette in discussione la doverosa commemorazione della Giornata del Ricordo e la memoria degli esuli giuliano-dalmati, vittime di sofferenze atroci e ingiustificabili che il Presidente Olimpieri fa bene a definire anti italiane. Ma un rappresentante delle istituzioni dovrebbe esercitare il suo ruolo con misura e rispetto, non con l’impulsività di un commentatore da social network.
Il risultato, questa volta, è particolarmente dannoso: il Comune di Orvieto, già afflitto da un isolamento che la sua stessa maggioranza denuncia, vede ulteriormente compromessi i propri rapporti con il capoluogo regionale e con un’amministrazione che, piaccia o meno, sta dimostrando visione e capacità di governo. Era così necessario questo ennesimo scivolone? Era davvero inevitabile che il presidente del Consiglio comunale si spingesse a un livello di polemica diffamatorio che nulla ha a che vedere con il suo ruolo? Forse la maggioranza avrebbe fatto meglio a scegliere per quella carica una figura più solida, istituzionalmente consapevole e meno incline alle intemperanze verbali. Qualcuno che non trasformi ogni intervento in una fonte di imbarazzo per la città e per la stessa coalizione che lo ha espresso. Qualcuno, insomma, che sappia rappresentare le istituzioni con il decoro che esse meritano.