Welcare

L’inverno demografico gela tutta la Provincia di Terni e Orvieto scende sotto 20 mila abitanti

L’inverno demografico sta colpendo l’Italia e in particolare alcune regioni come la Liguria, l’Umbria e l’intero Mezzogiorno.  Il calo costante e piuttosto rapido della popolazione sta mutando anche le economie locali.  Qual è la situazione nella Provincia di terni e a Orvieto?  Tra il 2019 e il 2024 nessun Comune del comprensorio orvietano ha saldi positivi.  Registrano cali oltre il 5% Montecchio, Castel Viscardo, Fabro, Castel Giorgio, Parrano e Orvieto.  A un passo dalla soglia “psicologica” del 5% c’è Montegabbione.  Nel particolare, Orvieto scende in maniera netta sotto i 20 mila abitanti, fermandosi a 19.319 e le proiezioni indicano che nei prossimi 5 anni la popolazione residente dovrebbe attestarsi intorno ai 18 mila mentre al 2035 addirittura a 16 mila abitanti.  Particolare la situazione di Parrano, il Comune più piccolo dell’orvietano che scende sotto la soglia dei 500 abitanti fermandosi a 477.  Anche Castel Giorgio registra un calo che lo porta sotto i 2 mila abitanti totali.  Il Comune che soffre di più è Montecchio con un saldo di 144 abitanti in meno e un calo percentuale dell’8,80%.

Se allarghiamo lo sguardo all’intera Provincia di Terni la musica non cambia. Narni, ad esempio, per prendere il Comune più grande dopo Orvieto, scende da 18.839 a 17.861 pari a un netto calo del 5,19%.  Tiene Terni che si mantiene sopra i 100 mila abitanti, anche se di poco, e contiene la discesa in termini percentuali al 3,72%.  L’unico Comune con il segno positivo è Montefranco che sale lentamente a 1.285 abitanti mentre è praticamente un comune quasi fantasma Polino che dai 226 abitanti del 2019 passa a 204 con un saldo negativo di 22 abitanti pari ad un calo record del 9,73%.

Questi i freddi numeri ma quali sono i problemi?  Ovvia la prima risposta, non si fanno figli tanto che nei Comuni, rari, che registrano saldi positivi è spesso la mobilità intercomunale mentre quella di provenienza straniera ha iniziato la sua fase discendente da almeno due anni, complice probabilmente la pandemia ha rallentato anche i flussi di persone provenienti da Paesi terzi. 

La seconda domanda da porsi è: perché Orvieto non è più attrattiva? 

In realtà Orvieto sta attirando persone dall’estero che scelgono la città come nuova residenza o come luogo dove passare periodi più o meno lunghi di permanenza, in questo caso senza cambio di residenza.  Un fatto positivo, sicuramente, per chi ha immobili da vendere, meno per gli altri cittadini che si ritrovano con i prezzi delle abitazioni in continua crescita in maniera non sempre giustificata.  Contemporaneamente sono aumentati a dismisura i cambi di destinazione e le ristrutturazioni per trasformare abitazioni in case vacanza, B&B e affittacamere.  Anche in questo caso la ricerca di nuovo spazi ha favorito il lievitare dei costi delle abitazioni nel centro storico.  Il risultato è sotto gli occhi di tutti, chiudono i negozi di vicinato e storici in favore di altri al servizio dei turisti e anche i marchi che resistono scelgono brand meno familiari e più internazionali.  In alcuni Comuni si parla ormai di “turistificazione” e conseguente “desertificazione” e le amministrazioni stanno cercando di correre ai ripari per invertire la tendenza che ha risvolti negativi dal punto di vista del decoro urbano, dell’inflazione locale ma soprattutto della sicurezza pubblica. Per i Comuni più piccoli, invece, sono i servizi che fanno scegliere l’emigrazione che però non è più verso il Comune più grande del territorio, Orvieto, ma oltre.  Ecco che Orvieto non riesce ad attrarre, a “rubare” cittadini.  Le giovani coppie, di converso, non emigrano più verso i comuni limitrofi ma spesso scelgono di lasciare Orvieto per andare direttamente nel comune di lavoro.

In Umbria è un gelido inverno demografico, che sta colpendo duramente i comuni pi piccoli, quelli medi e lo stesso capoluogo che, però, riesce a limitare i danni nonostante la lunga crisi dell’industria pesante parzialmente bilanciata dal sistema produttivo nella sua interezza.  Nel resto della provincia i servizi, le infrastrutture, le imposte e tariffe hanno resto questa parte di Umbria meno attrattiva per chi vuole lasciare i grandi centri urbani.