Negli ultimi dieci anni, l’Umbria ha registrato una significativa diminuzione della popolazione giovanile. Secondo un’analisi della CGIA di Mestre, basata su dati ISTAT, tra il 2014 e il 2024 la regione ha perso oltre 15.000 giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, pari a una contrazione dell’8,6%. Questo dato è particolarmente preoccupante se confrontato con la media nazionale, che evidenzia una diminuzione del 5,8% nello stesso periodo.
Il fenomeno dell’emigrazione giovanile è accentuato tra i laureati. Nel 2022, ben 756 giovani umbri tra i 18 e i 39 anni hanno lasciato la regione, un aumento significativo rispetto ai 312 del 2021. Questo trend interrompe una breve fase di flessione osservata nel 2020, quando le partenze erano state 552.
Un’analisi dettagliata dei flussi migratori dei giovani umbri (0-39 anni) con l’estero, condotta dalla Regione Umbria su dati ISTAT, rivela che nel decennio 2013-2022 oltre 10.000 giovani hanno lasciato la regione per trasferirsi all’estero. Di questi, più di 2.500 erano laureati. Nello stesso periodo, i rimpatri di giovani umbri sono stati circa 3.700, di cui 821 laureati, determinando un saldo negativo di oltre 6.000 giovani, inclusi 1.714 laureati.
Per quanto riguarda Orvieto, i dati specifici sulla migrazione giovanile, certificano che nel medesimo periodo preso in esame dallo studio della Cgia di Mestre, il calo è del 9,1% pari a 4 mila persone tra i 15 e i 34 anni hanno definitivamente lasciato il Comune, la stessa cifra di Terni.
I dati ci restituiscono una Regione che si sta rapidamente impoverendo di giovani ad alta istruzione nonostante il numero di occupati cresca. Operai, commessi, settore turistico tirano la volta ai numeri generali ma intanto l’Umbria perde ingegneri, chimici, biologi costretti ad emigrare perché manca lavoro qualificato. I giovani emigrano anche per un’altra questione squisitamente economica. Le retribuzioni in Italia, non solo in Umbria, sono piuttosto basse soprattutto nei profili più alti e troppo spesso i giovani vengono assunti sottomansionati, con contratti di livello inferiore e conseguentemente con stipendi minori.
Questo diabolico mix di basse retribuzioni, settori a basso valore aggiunto d’istruzione, lavoro nei festivi diffuso, sta allontanando molti giovani laureati dall’Umbria e dall’Italia.