Welcare

Ex condannato per stalking, fine di un incubo per una giovane orvietana

Una storia d’amore durata tre anni alla fine si è trasformata in un incubo. In soli tre mesi, secondo quanto ricostruito nelle udienze presso il tribunale di Terni prima, e la corte d’appello di Perugia, poi, l’ex fidanzato avrebbe tempestato la giovane orvietana con oltre 200 telefonate, perseguitandola con minacce e comportamenti ossessivi.

Tra le prove portate all’attenzione dei giudici, anche episodi di minacce a cui ha assistito la madre della vittima, una 25enne di Orvieto. L’ex compagno, un 35enne anch’egli orvietano, era stato condannato in primo grado dal giudice Chiara Mastracchio a sei mesi di reclusione, con pena sospesa. La sentenza è stata confermata dalla corte d’appello di Perugia, che ha inoltre stabilito il pagamento di 1.500 euro per le spese legali della parte civile, rappresentata dall’avvocato Marco Gabriele.

I fatti risalgono a maggio 2017, mese in cui la coppia si era separata e durante il quale sono iniziate le molestie. Le telefonate, incessanti e continue, arrivavano a qualsiasi ora del giorno e della notte. Il primo episodio di minaccia avvenne in un garage di Orvieto, dove la ragazza, scesa dall’auto in compagnia della madre, fu sorpresa alle spalle dall’ex, che la minacciò di non frequentare alcune persone.

A seguire, ulteriori episodi di persecuzione, come messaggi inquietanti nei quali l’uomo rivelava di aver seguito la vittima durante una breve vacanza alle terme con un amico, la cui compagnia non era gradita all’ex fidanzato. Particolarmente angosciante fu anche la serie di telefonate anonime mute, in cui si udivano solo rumori di sottofondo, accrescendo il senso di terrore della giovane.

L’indagine condotta a seguito della denuncia della vittima permise di acquisire i tabulati telefonici, dai quali emerse che le chiamate erano partite dall’utenza intestata alla madre dell’imputato, ma utilizzata esclusivamente da lui. Il comportamento persecutorio aveva costretto la giovane orvietana a cambiare radicalmente la propria routine, evitando di uscire di casa senza essere accompagnata da familiari o amici, e vivendo in un costante stato di ansia che le impediva di svolgere serenamente le normali attività quotidiane. In primo grado, la vittima dello stalking aveva ottenuto un risarcimento di 3.000 euro, a cui si aggiungono ora le spese processuali riconosciute in appello. Con questa conferma della condanna, la giustizia ha riconosciuto la gravità degli atti subiti dalla giovane, sottolineando ancora una volta l’importanza di denunciare episodi di persecuzione e violenza psicologica.