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Slitta al 2026 il closing dell’acquisizione di CaRiOrvieto da parte di Banca del Fucino

Slitta l’acquisizione della Cassa di Risparmio di Orvieto da parte di Banca del Fucino. L’accordo, firmato a fine gennaio 2025 tra Mediocredito Centrale e Banca del Fucino per la cessione dell’85,3 per cento della partecipazione detenuta da MCC in Cassa di Risparmio di Orvieto per un valore di 90,4 milioni di euro, è stato rinviato al maggio 2026. La proroga serve a completare gli adempimenti regolamentari necessari al perfezionamento dell’operazione. Il progetto, annunciato all’inizio dell’anno presso la sede di Invitalia, punta a creare un nuovo polo bancario nel Centro-Sud Italia, il primo gruppo a capitale privato dell’area. Banca del Fucino aveva garantito il mantenimento dell’autonomia operativa della Cassa di Risparmio di Orvieto, la valorizzazione del suo marchio storico, la conservazione della sede in città e un presidio stabile nei territori dell’Umbria e del Lazio.

L’acquisizione rappresenta un passaggio strategico anche per il territorio orvietano. Per famiglie e imprese, l’ingresso della Cassa in un gruppo privato più ampio potrebbe significare una maggiore disponibilità di servizi e credito. Allo stesso tempo, il prolungamento dei tempi impone cautela: il rischio è che la fase di attesa rallenti gli investimenti e le decisioni operative della banca.

Buoni gli ultimi dati resi noti da Cassa di Risparmio di Orvieto, una realtà di dimensioni contenute ma ben radicata, che potrebbe beneficiare dell’integrazione con Banca del Fucino se questa saprà mantenere l’equilibrio tra sviluppo e identità locale.

Tra i punti da monitorare ci sono il mantenimento del marchio e della sede a Orvieto, la tutela dei livelli occupazionali e la capacità del nuovo gruppo di competere con i grandi operatori del mercato, soprattutto nei servizi digitali e nell’innovazione.

Per il territorio, l’operazione resta una grande occasione, ma anche una scommessa. Le promesse di valorizzazione e di crescita dovranno trovare riscontro nei fatti, affinché l’attesa fino al 2026 non si traduca in un rallentamento dello sviluppo, ma in una reale opportunità di consolidamento per la banca e per l’economia orvietana.