Una ‘Serata Rossa’, quella in programma per sabato 2 maggio a Parrano, con inizio alle ore 17.30 nei locali della Casa del Popolo, per tentare di indagare l’attuale condizione del Comunismo al tempo della Destra al potere. Interverranno personaggi di primo piano della ‘Galassia Rossa’ nazionale come Vincenzo Sparagna, giornalista già direttore del ‘Male’ e di ‘Frigidaire’, e Luciano Neri, analista geopolitico con un lungo trascorso in Democrazia Proletaria e già presidente del Consiglio Regionale dell’Umbria. Non mancherà, ovviamente, il sindaco di Parrano, Valentino Filippetti. Ideatore dell’iniziativa è il giornalista e saggista Roberto Conticelli, che dopo una lunga carriera alla ‘Nazione’ di Firenze e l’impegno ai vertici delle istituzioni giornalistiche, si è recentemente cimentato con la storia, realizzando opere sul Novecento per conto della Rcs.
Conticelli, perché lo sguardo puntato sul Comunismo?
Perché è un argomento messo da parte dalla saggistica nazionale. Un tema finito fuori dalle rotte massmediatiche. Ormai si parla di Campo Largo, di alleanze più o meno palesi, di Sinistra ma non troppo. Sembra che qualcuno si vergogni di essere, o di essere stato, comunista. E’ singolare dover constatare come il termine Comunismo, soltanto pochi anni fa dominante nel dibattito politico italiano, sia come sparito.
Magari sono le grandi ideologie ad essere andate in crisi…
Di Fascismo si discute ancora, mi sembra. E c’è l’evidente ritorno di una saggistica politica che si interroga sul ruolo che fu della Democrazia Cristiana, sui valori per certi versi mai tramontati di quella parte politica e sociale. Craxi ed i socialisti continuano a fare notizia. Il Comunismo, invece, è finito in sordina. Magari anche per opera degli stessi comunisti.
A cosa imputa tale dimenticanza?

Ne parleremo proprio a Parrano, ascolteremo le opinioni di alcuni dei diretti interessati, ci interrogheremo sulle ragioni di un oblìo a tratti incomprensibile. E sarà un happening, il pubblico potrà e dovrà intervenire. Vedremo anche un film dedicato a Oreste Scalzone, umbro, storico leader di Potere Operaio. Da parte mia ritengo che ormai anche la politica, da quella nazionale a quella locale, si sia come massificata, via via fino a divenire una sorta di moda alla stregua delle scarpe e dei vestiti. Non a caso è spuntato l’armocromista. La politica si è trasformata in una pratica di rimedio, il ‘piano B’ per tanti che non hanno sfondato altrove. Vedo personaggi inadeguati sulle poltrone delle scelte pubbliche, località con servizi carenti e buche lungo le strade perché sindaci e assessori non hanno visione d’insieme e capacità di intervento. Un tempo, appunto quando c’era il Comunismo, così come quando c’erano la Dc e il Socialismo, la partita si giocava sul miglioramento della macchina pubblica. Oggi mi sembra invece che si giochi al ribasso. Ecco perché ritengo giusto interrogarci sul ruolo attuale, e magari anche sulle prospettive, delle grandi idealità.
Da questo particolare punto di vista, dunque, come giudica la realtà orvietana?
Non ho elementi diretti relativi alla politica orvietana per poter esprimere un giudizio compiuto. Vivo ed opero altrove, da sempre mi occupo d’altro. Certo, come tutti seguo le sorti orvietane attraverso gli organi di informazione, i commenti e tramite ciò che appare dalle varie uscite pubbliche. Quello che posso dire è che si nota, in negativo, la totale assenza dei giovani nel dibattito pubblico e politico della città. Scorgo iniziative con relatori ultrasettantenni che da almeno mezzo secolo sfornano giudizi su tutto e su tutti senza essere mai giunti a risultati concreti. I maestri del pensiero orvietano sono attempati, alcuni di essi si occupano di ogni elemento dello scibile umano, dal teatro alla politica, dalle poesie al ballo, il tutto togliendo spazio e risorse ai giovani. Secondo me è il segno tangibile di un’evidente decadenza della società locale. Ma è una realtà che va avanti da tempo, da troppo tempo. Ormai qui l’ultimo innovatore sembra essere stato Luca Signorelli. E l’ultima vera mossa politica decisamente felice per la città, la scelta di aver fatto transitare l’autostrada sotto la Rupe.
Ma anche lei, Conticelli, non è più un ragazzo…
E infatti compaio raramente alla ribalta pubblica. Non mi propongo e quando vengo contattato faccio le mie scelte, dettate soltanto dall’interesse verso l’argomento che mi viene sottoposto. Con Filippetti ho una vecchia amicizia e apprezzo la sua capacità di non essere convenzionale. Sparagna e Neri li conosco da decenni, li ho intervistati più volte. Anni fa mi dimisi da alcune cariche che ricoprivo e decisi ciò proprio perché credo nei giovani e nella loro capacità di cambiare questa società che non va. Il futuro è loro, una sana politica dovrebbe garantire ai nostri ragazzi posizioni di primo piano e ruoli decisivi nelle scelte che contano. Personalmente vivo in montagna, scrivo libri e sforno consigli soltanto se richiesto. Non sono certo uno di quei giornalisti pensionati aggrappati alla scrivania della redazione pur di non abbandonare il proprio ruolo. Ho altro da fare, fortunatamente.
Lei che in questa occasione si occupa di Comunismo ha mai votato comunista?
Credo, tra elezioni nazionali e locali, di aver spaziato in lungo e in largo per l’intero arco costituzionale. Ho sempre votato l’uomo o la donna e mai il partito. Dunque sì, ho votato anche comunista, così come ho votato in altre occasioni per la Dc o per i socialisti. Anche per la Destra, certo. Adesso che, per mancanza di figure valide, ci costringono a scegliere gli schieramenti, la mia matita rimane spesso spuntata.
Esponenti politici nazionali o locali che hanno fatto battere il suo cuore?
Sia chiaro, il mio cuore insegue altre emozioni che non quelle legate alla politica. Però i nomi che mi vengono subito in mente, per rispondere alla sua domanda, sono quelli di Marco Pannella, Adriano Casasole e Ariodante Picuti.