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L’illusione del mercato libero: perché il turismo senza regole uccide le città d’arte

L’articolo del collega Claudio Lattanzi solleva un dibattito cruciale riguardo l’impatto delle locazioni turistiche, come B&B e case vacanze, sul tessuto urbano del centro storico di Orvieto. Sebbene l’analisi evidenzi correttamente il calo demografico e la necessità di uno sviluppo economico, la tesi secondo cui la limitazione di tali attività rappresenterebbe un “rimpicciolimento della torta” economica orvietana non mi convince più di tanto anche alla luce di quanto sta avvenendo in altre mete turistiche ben più importanti in Europa, ultima della lista Atene.

Lattanzi riconosce il calo demografico nel centro storico di Orvieto, quantificandolo in quasi l’uno per cento degli abitanti ogni dodici mesi, passando da 5150 nel 2015 a 4870 nel 2025 (tra l’altro da capire se sono compresi gli stranieri che risiedono per una parte dell’anno e da comprendere l’incidenza di chi ha nel centro la residenza per convenienza ndr). Tuttavia, l’interpretazione di questo fenomeno come una dinamica di mercato ineluttabile, senza considerare il ruolo preponderante della turistizzazione, appare riduttiva. Lo spopolamento non è un mero dato statistico, ma il sintomo di una profonda alterazione del tessuto sociale e commerciale. La progressiva trasformazione delle abitazioni in strutture ricettive per brevi periodi comporta una drastica riduzione dell’offerta di affitti a lungo termine, rendendo il centro storico inaccessibile per i residenti e per chi desidera stabilirvisi. Questo innesca un circolo vizioso: meno residenti significano meno domanda per i servizi di prossimità (negozi di alimentari, farmacie, artigiani), che a loro volta chiudono, lasciando spazio ad attività commerciali orientate esclusivamente al turismo, anche di bassa qualità. Il risultato è un centro storico che perde la sua identità, trasformandosi in un “parco a tema” privo di vita autentica e di servizi essenziali per la comunità residente.  Non è il caso di Orvieto ma in alcuni periodi è un parco giochi per adulti con bancarelle in ogni angolo, gazebo, mercatini vari concentrati nei week-end che già sono turisticamente appetibili.

Viene omesso di considerare l’impatto diretto delle locazioni turistiche sulla qualità della vita dei residenti. L’aumento esponenziale di B&B e case vacanze porta con sé una serie di problematiche concrete: la difficoltà nel trovare parcheggio, l’incremento del rumore e della confusione, soprattutto nei weekend e durante i periodi di alta stagione, che compromettono il diritto al riposo di chi vive e lavora nel centro storico. Questi disagi, spesso sottovalutati, contribuiscono a rendere il centro storico un luogo meno vivibile, spingendo i residenti a cercare soluzioni abitative altrove. Un centro storico che non garantisce una buona qualità della vita ai suoi abitanti è destinato a svuotarsi, perdendo la sua anima e la sua funzione sociale.

L’argomento centrale del collega Lattanzi, secondo cui limitare le locazioni turistiche significherebbe “rimpicciolire la torta” economica di Orvieto, è a parere mio errato.  Al contrario, una regolamentazione mirata non riduce la torta, ma ne migliora la qualità e la sostenibilità. Un centro storico saturo di strutture ricettive, caotico e privo di servizi per i residenti, tende ad attrarre un turismo “mordi e fuggi”: visitatori che spendono poco, spesso portandosi il cibo da casa e riempiendo le bottigliette d’acqua alle fontanelle, contribuendo minimamente all’economia locale e lasciando dietro di sé solo un impatto negativo in termini di usura delle infrastrutture e degrado ambientale. Questo tipo di turismo, pur generando numeri elevati, non si traduce in un reale valore aggiunto per la città.

La regolamentazione, invece, può favorire un modello di turismo “slow”, più consapevole e rispettoso del territorio. Un turismo che privilegia soggiorni più lunghi, che ricerca esperienze autentiche e che è disposto a spendere di più per servizi di qualità, per l’artigianato locale e per la gastronomia tipica. Limitare l’offerta di locazioni turistiche non significa allontanare i visitatori, ma selezionare un tipo di turismo più compatibile con la conservazione del patrimonio storico-culturale e con la qualità della vita dei residenti, rendendo la città più “appetibile” e sostenibile nel lungo periodo.

La necessità di regolamentare il fenomeno delle locazioni turistiche non è una peculiarità di Orvieto, ma una sfida che molte grandi città turistiche europee stanno affrontando con decisione. L’esperienza di Barcellona, Atene, Roma e Venezia dimostra come l’intervento politico sia non solo opportuno, ma necessario per salvaguardare l’identità e la vivibilità dei centri storici:

Barcellona: La città catalana ha annunciato un piano ambizioso per eliminare tutte le licenze per gli affitti turistici a breve termine entro il 2028. Questa drastica misura mira a restituire le abitazioni ai residenti, contrastando l’aumento vertiginoso dei prezzi degli affitti e lo spopolamento del centro storico;

Atene: La capitale greca ha introdotto restrizioni significative, sospendendo per un anno l’emissione di nuove licenze per gli affitti brevi in diversi quartieri centrali, tra cui Plaka e Monastiraki. L’obiettivo è affrontare la crescente carenza di alloggi per i residenti e contenere la speculazione immobiliare;

Roma: Anche la capitale italiana sta lavorando a un regolamento per contingentare le aperture di nuovi B&B e case vacanze nel centro storico. L’amministrazione capitolina, in accordo con la Regione, intende tutelare la residenzialità e il decoro urbano, soprattutto in vista di eventi importanti come il Giubileo del 2033;

Venezia: La città lagunare, da anni alle prese con l’overtourism, ha introdotto diverse misure per limitare l’impatto delle locazioni turistiche, tra cui il contingentamento degli accessi e la discussione di regolamenti più stringenti per le nuove aperture.

Questi esempi dimostrano che la regolamentazione non è un atto di “autolesionismo”, come suggerito da Lattanzi, ma una strategia lungimirante per preservare il valore intrinseco delle città e garantire un equilibrio tra sviluppo turistico e qualità della vita dei residenti, aumentando il fatturato del comparto turistico.

Lasciare che il mercato immobiliare e l’edilizia pubblica (come nel caso dell’ex Piave) risolvano le problematiche legate alla turistizzazione appare insufficiente. La politica ha il dovere di governare i flussi e di definire un modello di sviluppo sostenibile, anziché subirne passivamente le conseguenze. La regolamentazione delle locazioni turistiche è uno strumento di gestione manageriale che, lungi dal “comprimere” l’economia, la indirizza verso una crescita più equilibrata e duratura. Permettere che la rendita immobiliare prevalga sulla residenzialità e sui servizi essenziali significa condannare il centro storico a una progressiva desertificazione sociale e culturale. È compito della politica immaginare e plasmare un futuro in cui il turismo sia un’opportunità di sviluppo, ma non a discapito dell’identità e della vivibilità della città.

In conclusione, la limitazione delle locazioni turistiche non è un freno allo sviluppo, ma un atto di responsabilità. È la chiave per garantire che Orvieto possa continuare ad essere una città viva, autentica e attrattiva, sia per i suoi residenti che per i visitatori che cercano un’esperienza di viaggio più profonda e significativa.