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Limitare i B&B oppure no? Il vero problema è non aver mai affrontato la turistificazione

Immagine generata con l'IA

Il dibattito sugli affitti brevi viene riproposto ciclicamente come una questione ideologica. In realtà è un tema noto da anni, mai affrontato in modo strutturato mentre i dati raccontano una trasformazione già in atto.  La discussione sulla limitazione dei B&B a Orvieto viene ciclicamente presentata come una scelta improvvisa, quasi ideologica. Ma basta guardare indietro di pochi anni per accorgersi che non è affatto così.

Già da qualche anno fa qualcuno parlava apertamente di “turistificazione”, descrivendola come un processo in cui la città si trasforma per rispondere sempre più ai bisogni del turista e sempre meno a quelli dei residenti. Non era una provocazione, ma un invito a riflettere su una direzione di sviluppo. Quella riflessione, però, non è mai diventata azione.  Un tema noto, ma sempre rimandato: negli ultimi anni il problema è stato più volte sollevato, da analisi, studi e interventi pubblici, eppure il dibattito è rimasto fermo su un piano astratto.  Si è parlato di turismo in termini generici, di crescita, di opportunità. Ma si è evitato di entrare nel merito delle conseguenze concrete: il mercato immobiliare, la perdita di residenti, la trasformazione del tessuto economico.  Il risultato è che oggi si discute come se fossimo all’inizio di un processo, mentre siamo già dentro una fase avanzata e, forse, irreversibile. I dati raccontano una traiettoria precisa, analisi più o meno recenti non descrivono scenari ipotetici, ma una trasformazione in corso.

Si evidenzia una progressiva deriva verso un’economia di rendita: calano i redditi reali, diminuiscono imprese e lavoro autonomo, mentre cresce il peso dei redditi legati agli immobili e alle rendite. 

Allo stesso tempo, il sistema produttivo si indebolisce. Dal 2019 si registrano centinaia di addetti in meno, con un crollo significativo nel manifatturiero e una crescita relativa nei settori legati al turismo e all’immobiliare. Non si tratta di una semplice evoluzione, ma di uno sbilanciamento strutturale.

Il nodo che manca nel dibattito: il limite del turismo

C’è un aspetto che raramente entra nella discussione pubblica, seppure da più parti segnalato per la sua importanza: il turismo, da solo, non è in grado di sostenere un sistema economico complesso. Si tratta di un settore con una bassa capacità di connessione con gli altri comparti: genera pochi effetti a cascata, trasferisce solo in parte i benefici al resto dell’economia, e tende a lasciare marginali gli altri settori.

È per questo che, nonostante la crescita delle presenze e del numero di attività legate al comparto, si registrano stagnazione dei redditi e indebolimento del tessuto produttivo.  In questo contesto, la questione dei B&B viene riproposta ciclicamente, ma senza mai diventare concreta, appiattendosi in un dibattito che resta sempre uguale. Si contrappongono visioni generali, si evocano rischi o opportunità, si parla di “far crescere la torta”. Ma non si definiscono mai strumenti, limiti, soglie. 

È un dibattito che resta sospeso, perché affrontarlo davvero significherebbe trovare il coraggio di entrare nel merito delle scelte.  Molte analisi, ma anche più semplicemente la percezione diffusa di molti cittadini, riconoscono alcuni elementi chiave: la perdita di residenti, la pressione immobiliare, la trasformazione del centro storico, eppure la conclusione è che non si debba intervenire. Invece, se il problema esiste ed è documentato, non intervenire significa accettarne le conseguenze.

Regolare non significa bloccare, limitare i B&B non è una misura ideologica né una soluzione definitive, è uno strumento di regolazione. Serve a contenere la pressione sul mercato immobiliare, mantenere un equilibrio tra residenti e attività turistiche, evitare una deriva verso un modello esclusivamente turistico.

“Aggiungere, non sostituire”

Lo sviluppo dovrebbe basarsi sull’integrazione tra settori, non sulla loro sostituzione.  Oggi, invece, il turismo tende a sostituire progressivamente altre attività. Una questione che non può più essere rinviata, non siamo di fronte a una scelta teorica, ma a un problema concreto, noto da anni e mai affrontato fino in fondo. 

Limitare i B&B non è la soluzione a tutto ma, coordinato in una regolamentazione più ampia del comparto turistico, è uno dei pochi strumenti disponibili per iniziare a governare un processo che, altrimenti, continuerà senza controllo, e non senza conseguenze.