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Progetto Phobos: cronaca di un impianto che divide l’Umbria. Dalle origini alla “guerra del TAR”

L’Altopiano dell’Alfina, una distesa di bellezza paesaggistica e importanza storica tra i comuni di Castel Giorgio e Orvieto, è da anni al centro di una battaglia che vede contrapposti la transizione energetica e la tutela del territorio. Il protagonista di questa contesa è il Progetto Phobos, un impianto eolico industriale che, se realizzato, cambierebbe per sempre lo skyline di questa parte dell’Umbria.

Ma come siamo arrivati allo scontro istituzionale di questi giorni tra Comune di Orvieto e Regione Umbria? Ripercorriamo le tappe.

1. Le origini: Il progetto e l’opposizione locale

Il progetto, proposto dalla società RWE Renewables Italia Srl, prevede l’installazione di 7 aerogeneratori (pale eoliche) di imponenti dimensioni nel territorio di Castel Giorgio, con opere connesse che interessano anche il comune di Orvieto. Fin dalla sua presentazione, il progetto ha incontrato un muro di opposizione.

  • I Comuni: I sindaci dell’area (in primis Castel Giorgio e Orvieto) si sono dichiarati contrari, preoccupati per l’impatto visivo (le pale sarebbero visibili dalla Rupe di Orvieto e dal Duomo), turistico e ambientale.
  • Le Associazioni: Comitati cittadini e associazioni ambientaliste (come “Amici della Terra” e “Custodi dell’Alfina”) hanno combattuto per anni, sottolineando l’incompatibilità di un impianto industriale in un’area di pregio agricolo e archeologico.
  • Il Ministero della Cultura: Anche il MiC aveva espresso parere negativo, ritenendo l’opera troppo impattante per il patrimonio culturale e paesaggistico.

2. L’intervento del Governo e il “braccio di ferro”

Nonostante i pareri negativi locali, la questione si è spostata a Roma. In nome dell’interesse nazionale per la produzione di energia rinnovabile (spinto dalla crisi energetica), il Consiglio dei Ministri (prima sotto il governo Draghi, poi finalizzato con il governo Meloni) ha esercitato i poteri sostitutivi, superando il dissenso del Ministero della Cultura. Il provvedimento del 27 giugno 2023 sembrava aver dato il via libera definitivo.

Tuttavia, la Regione Umbria ha giocato una carta decisiva. Nonostante la spinta governativa, la Regione ha concluso la Conferenza dei Servizi con un esito negativo (determinazione dirigenziale del novembre 2025), negando di fatto l’autorizzazione unica o comunque ponendo ostacoli insormontabili alla realizzazione, basandosi su proprie normative e valutazioni ambientali.

3. La fase giudiziaria: il ricorso al TAR

Di fronte al “NO” della Regione, la società RWE Renewables ha presentato ricorso al TAR dell’Umbria (Tribunale Amministrativo Regionale) per chiedere l’annullamento del diniego e poter procedere con i lavori.

È qui che nasce lo scontro politico degli ultimi giorni.

  • Il Comune di Orvieto (Sindaco Tardani) accusa la Regione di non essersi costituita in giudizio all’udienza per la sospensiva, lasciando il territorio “scoperto”.
  • La Regione Umbria (Assessore De Luca) replica di aver approvato la delibera per costituirsi e che la mancata presenza fisica all’udienza cautelare era una scelta strategica, poiché la fase di merito è quella che conta.

4. Il punto tecnico: Differenza tra “Delibera di Costituzione” e “Costituzione Formale”

Per comprendere chi ha ragione e cosa sta succedendo, è fondamentale spiegare la differenza sostanziale tra due atti che spesso vengono confusi nel dibattito pubblico.

A. La Delibera di Giunta di costituzione in giudizio (L’intenzione politica)

  • Cos’è: È un atto amministrativo interno all’ente (in questo caso la Regione). Con questo documento, la Giunta Regionale decide politicamente di voler partecipare al processo per difendere i propri atti.
  • A cosa serve: Serve a dare mandato all’Avvocatura Regionale (gli avvocati dell’ente) di rappresentare la Regione in tribunale. Senza questa delibera, gli avvocati non hanno il “permesso” di agire.
  • Effetto processuale: Nullo. Per il giudice del TAR, la delibera in sé non esiste finché non viene depositata. È come fare la valigia per un viaggio: sei pronto a partire, ma non sei ancora arrivato a destinazione.
  • Nel caso specifico: La Regione ha approvato questa delibera il 30 dicembre 2025. Quindi la volontà politica c’è.

B. La Costituzione formale in giudizio (L’atto giuridico)

  • Cos’è: È l’atto pratico con cui l’avvocato dell’ente deposita presso la cancelleria del TAR una memoria difensiva ufficiale.
  • A cosa serve: Da quel momento l’ente diventa ufficialmente una “parte” del processo. Il giudice legge le difese, l’ente può parlare alle udienze e presentare documenti.
  • Effetto processuale: Totale. Se non depositi questo atto, per il tribunale sei “contumace” (assente), anche se hai fatto dieci delibere di Giunta.
  • Nel caso specifico: Il Comune di Orvieto sostiene che, guardando il fascicolo del TAR il giorno dell’udienza cautelare, questo atto non c’era. La Regione risponde che non era necessario depositarlo subito per la fase cautelare (la richiesta di sospensiva urgente), perché ormai superflua, ma che lo farà sicuramente per la fase di merito (il processo vero e proprio).

In sintesi: cosa succederà ora?

La polemica nasce da una sfasatura temporale e strategica. Il Comune di Orvieto ha scelto la via della massima prudenza immediata: si è costituito subito per bloccare ogni rischio fin dal primo giorno. La Regione ha scelto una via strategica processuale: ha dato il mandato politico (la delibera), ma gli avvocati hanno ritenuto di non intervenire nella schermaglia iniziale (la sospensiva), riservandosi di entrare in campo con tutte le forze nella battaglia finale (il merito).

Il risultato pratico è che la partita sul Phobos è tutt’altro che chiusa. Sarà la sentenza di merito del TAR a stabilire se le pale eoliche potranno svettare sull’Alfina o se il paesaggio orvietano rimarrà intatto.