Il commercio non è un settore maturo da difendere passivamente ma una complessa infrastruttura economica e sociale in profondo mutamento. A tracciare questo quadro è il prezioso e dettagliato rapporto intitolato “Il commercio in Umbria Caratteri strutturali e traiettorie di cambiamento”, pubblicato dall’Agenzia Umbria Ricerche (AUR) e curato dai ricercatori Elisabetta Tondini e Mauro Casavecchia. Il documento offre una radiografia spietata e lucida di un comparto che si trova oggi a un vero e proprio bivio.
Il paradosso economico e l’emergenza salari I dati macroeconomici confermano la centralità del settore. In Umbria il commercio garantisce il 12,5% del valore aggiunto regionale e impiega ben 55,8 mila persone, assorbendo il 14,8% dell’occupazione totale. Ma questa apparente vitalità nasconde fragilità strutturali molto evidenti. L’espansione è stata infatti trainata da un maggiore impiego di manodopera piuttosto che da un aumento della produttività.
L’aspetto più critico messo in luce nel report dell’Agenzia Umbria Ricerche riguarda la qualità del lavoro e le retribuzioni. Nel commercio umbro una giornata di lavoro viene pagata mediamente il 9,4% in meno rispetto al resto d’Italia. Questa penalizzazione deriva da una composizione professionale fortemente sbilanciata verso il basso. Le qualifiche esecutive come operai e apprendisti sfiorano il 60% del totale contro il 48 su scala nazionale. Al contrario le figure di coordinamento dirigenziali e i quadri sono quasi assenti e non raggiungono nemmeno il 2,1% dell’occupazione complessiva. A questo si aggiunge un massiccio ricorso al part-time che coinvolge il 40,6% dei lavoratori, con una fortissima incidenza femminile. Persino i lavoratori standard con contratto a tempo pieno e indeterminato percepiscono stipendi mediamente inferiori del 15% rispetto ai loro colleghi nel resto d’Italia.
La fine del negozio di vicinato e il dominio dei supermercati Il panorama commerciale umbro sta subendo una trasformazione radicale e irreversibile. Tra il 2000 e il 2024 la rete degli esercizi al dettaglio in sede fissa si è ridotta del 28,8% colpendo in particolar modo le botteghe fino a 50 metri quadrati. La chiusura progressiva dei negozi di vicinato come macellerie e panifici rischia di innescare una pericolosa desertificazione commerciale nei piccoli centri e nelle aree interne. Fanno eccezione settori meno esposti alla concorrenza digitale come le farmacie e le tabaccherie, le quali registrano dinamiche in crescita.
A trarre enorme vantaggio da questa polarizzazione è la Grande Distribuzione Organizzata. L’Umbria registra una densità di supermercati da primato nazionale con 347 metri quadrati ogni mille abitanti a fronte di una media italiana ferma a 236. Le strutture umbre sono mediamente più piccole rispetto a quelle di altre regioni ma distribuite molto più capillarmente sul territorio, agendo come grandi poli di prossimità in grado di attrarre sia la spesa quotidiana sia quella settimanale.
Il balzo dell’e-commerce e la trasformazione della ristorazione La trasformazione del commercio è stata profondamente accelerata con la pandemia con la transizione verso il digitale. Gli esercizi commerciali operanti esclusivamente online in Umbria sono quasi raddoppiati passando dai 344 del 2019 ai 625 del 2024. Un dato sorprendente emerge dalla provincia di Terni che vanta una densità di attività digitali per abitante superiore sia alla media regionale sia a quella nazionale, dimostrando una forte spinta locale verso la diversificazione e la ricerca di nuove opportunità.
Mutamenti profondi si registrano anche nel mondo dell’ospitalità. I classici bar generalisti subiscono una marcata contrazione poiché faticano a reggere l’aumento dei costi operativi e la concorrenza di format più moderni e ibridi. Al contrario i ristoranti continuano a crescere intercettando una clientela sempre più interessata a un’offerta gastronomica esperienziale e fortemente legata allo sviluppo del turismo locale.
Le sfide per la politica Un mercato sempre più complesso sta mettendo in discussione il modello dell’intervento pubblico con erogazione di sussidi a pioggia. Per questo la Regione ha avviato la redazione di un nuovo Testo Unico del Commercio e la creazione dei Distretti del commercio. L’obiettivo primario è governare questi processi integrando il commercio fisico nei progetti di rigenerazione urbana per contrastare l’abbandono dei centri storici e restituire vitalità economica e sociale a tutto il territorio.
Il commercio umbro si trova insomma di fronte a uno spartiacque. Non si tratta più soltanto di misurare metri quadrati o di calcolare gli scontrini medi ma di decidere quale forma avranno le nostre città di domani. Lasciare che le storiche saracinesche continuino ad abbassarsi nel silenzio significa arrendersi definitivamente al declino economico e allo spopolamento dei borghi. Ora la palla passa alle istituzioni e alle imprese chiamate a stringere un patto inedito e coraggioso per trasformare le profonde fragilità di oggi in una vera occasione di rinascita. Salvare il commercio significa difendere l’anima stessa dell’Umbria e il territorio non può più permettersi di aspettare.