Orvieto perde uno spicchio della più buona delle sue torte. Si è spento all’età di 86 anni, Adriano Di Mario, mastro pasticciere d’altri tempi. Ci sono persone che non si limitano a vivere in una città, ma finiscono per impastarne la storia e addolcirne le giornate, e Adriano è stato esattamente questo per Orvieto. Oggi piangiamo la scomparsa di un maestro, ma soprattutto di un uomo le cui radici affondavano in un mondo antico, fatto di generosità, sacrificio e instancabile dedizione.
Dalla campagna ai laboratori del centro Nato nel 1940 in una frazione del comune di Montegabbione, Adriano ha imparato fin da bambino il profondo significato della fatica. In quel podere di famiglia, divenuto un rifugio sicuro per tanti sfollati durante la guerra, ha forgiato il suo carattere. Nel 1953, la grande svolta con l’arrivo a Orvieto, e il primo laoro al bar pasticceria Barberani, allora situato su Corso Cavour. Per la prima volta Adriano vide fornelli e laboratori e si ritrovò lontano da casa, con pochi soldi e orari estenuanti. Chiunque si sarebbe scoraggiato, ma lui era fatto di un’altra “pasta”. Si mise a osservare, a curiosare, trasformando in brevissimo tempo il duro lavoro in una vera vocazione.
Il rito della domenica in Via della Pace Nel 1964 arriva l’occasione della vita con l’apertura della sua pasticceria di via della Pace, a due passi dal Palazzo del Capitano del Popolo. Divenne immediatamente un punto di riferimento. Andare a “comprare le paste da Adriano” si trasformò in un irrinunciabile rito domenicale per le famiglie orvietane. Dopo la messa nella Chiesa di San Domenico o dopo eventi particolari, così come in qualsiasi altro giorno della settimana, la pasticceria era sempre pronta ad accogliere tutti con l’inconfondibile profumo di dolci, lieviti e fritti esposti nell’antico bancone dove regnava l’altissima macchina del caffè con l’aquila in cima tutta dorata.

Il locale divenne un crocevia di vite e di storie. Era il luogo d’incontro di magistrati e avvocati del vicino Tribunale, dei turisti di passaggio verso il Duomo e dei militari di ritorno dalla licenza, che si fermavano lì per respirare l’ultimo refolo di libertà prima della rigida disciplina della caserma. Un vero e proprio trionfo costruito sui sacrifici, cercando di riposare alla meglio in un angolo del laboratorio tra una lievitata e un dolce, un panino e un fritto.
I premi, il “Labirinto” e i ricordi incancellabili Il suo immenso valore gli è valso riconoscimenti di altissimo prestigio. Cavaliere Onorario e al Merito al Lavoro dalla Presidenza della Repubblica, Mastro Pasticciere della Regione Umbria, Medaglia d’Oro della Provincia di Terni e della Camera di Commercio. Nel 2022 aveva ricevuto dal Comune di Orvieto la targa “Bottega storica”, il primo in assoluto a essere riconosciuto tale nell’edizione zero del premio voluto dall’amministrazione per ringraziare le attività che hanno tenuto alto il nome della città.
Ma la passione e la curiosità lo portarono anche oltre la pasticceria, spingendolo a creare e recuperare il “labirinto” nei sotterranei, vero segno identitario della famiglia Di Mario per il quale ha combattuto non poco pur di vederlo pienamente riconosciuto. In questi spazi si incrociano le note biografiche e i ricordi personali più intimi. Tornano alla mente gli aromi dei cannoli ancora caldi e l’immagine della moglie Rita dietro il bancone, che preparava sapientemente il caffè servendo una bomba o una sfogliata salata con il prosciutto. Resta vivida l’immagine dei miei genitori e di mia nonna che nel “salottino” scherzavano con Adriano mentre affettava il prosciutto e versava i bicchieri del suo vino. Ricordi bellissimi e indelebili.
Allora, grazie Adriano per i tanti dolci che gli orvietani hanno potuto assaggiare e gustare, e per la passione inesauribile che hai messo nel tuo lavoro. Il direttore e l’intera redazione di Orvietolife stringono in un forte e affettuoso abbraccio Maurizio, Laura, Alessandra e gli amati nipoti.
L’ultimo saluto ad Adriano Di Mario si terrà martedì 3 marzo alle ore 15 presso la Chiesa di San Domenico.