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La lezione dimenticata della legge speciale per la tutela della Rupe di Orvieto e del Colle di Todi

Rupe di Orvieto e Colle di Todi non sono soltanto due cartoline dell’Umbria, ma due fronti aperti della politica regionale e nazionale. Da anni si parla di risorse per la messa in sicurezza e il monitoraggio dei versanti, ma il percorso dei finanziamenti si è trasformato in uno scambio sterile di accuse che coinvolge governo, Regione e comuni interessati.

Il primo passaggio chiave risale alla legge statale che ha stanziato 3 milioni di euro in tre anni per interventi su Rupe e Colle, con una ripartizione 55% a Orvieto e 45% a Todi. Queste somme, destinate a monitoraggi, manutenzioni e opere di consolidamento, sono state incanalate in un accordo di programma tra Regione e Comuni. L’iter, però, è proceduto a rilento e le opposizioni hanno spesso denunciato ritardi nell’utilizzo effettivo delle risorse.  tali eventuali ritardi cercheremo di scovarli, se esistenti, ma ci risulta che il tutto sia in fase di rendicontazione al fine di permettere uno storno della cifra totale spesa, o comunque impegnata, alla Regione

Un secondo capitolo della lunga querelle sulla rupe di Orvieto e il colle di Todi viene aperto con il cosiddetto emendamento Verini che prevedeva altri 3 milioni di euro per le due città umbre.  L’emendamento alla legge di bilancio è stato bocciato. Da lì si alza il livello dello scontro: il centrosinistra umbro accusa il centrodestra di aver perso un’occasione importante per blindare due aree a forte rischio idrogeologico, mentre i rappresentanti della maggioranza rivendicano quanto già fatto dalla Regione e parlano di “strumentalizzazione”.

Il dibattito si riaccende nelle scorse settimane, quando in Consiglio regionale viene presentata una mozione che chiede alla Giunta di sostenere con forza nuovi stanziamenti statali e di ripristinare un sistema di monitoraggio moderno e continuo. Il testo viene approvato con i voti della maggioranza, mentre l’opposizione sceglie di non partecipare al voto, contestando il metodo e la mancata audizione preventiva dei sindaci di Orvieto e Todi.

Proprio i primi cittadini intervengono a più riprese, reclamando un coinvolgimento diretto. Da un lato respingono l’idea che la discussione debba ridursi a un derby politico tra destra e sinistra, dall’altro ricordano che senza i Comuni qualsiasi decisione rischia di restare sulla carta. Rupe di Orvieto e Colle di Todi, sottolineano, non sono un pretesto per la propaganda ma un tema di sicurezza pubblica, che riguarda residenti, attività economiche e flussi turistici.

Sul tavolo abbiamo quindi due questioni distinte, una è la rendicontazione dei lavori svolti con i finanziamenti provenienti dalla Regione su legge nazionale; la seconda riguarda la possibilità che arrivino ulteriori soldi pubblici, quindi nuovi cantieri e ulteriori lavori e sul processo decisionale di eventuali nuovi finanziamenti.  Dividersi su questioni così importanti sembra un errore macroscopico della politica, impegnata a inviare comunicati mentre in altri luoghi si decide e le divisioni, si sa, portano alle esclusioni in favore di altri comuni, magari.  Probabilmente la storia non ha insegnato molto.  Nel passato la legge speciale è stata approvata grazie all’impegno di tutti verso l’obiettivo comune.  NOn significa avere una marmellata indistinta, ma contribuire al bene comune: preservare Orvieto e Todi nella loro unicità.