Sulla complessa e spinosa vicenda del gioielliere Mario Roggero abbiamo scelto volutamente, fino a oggi, di non intervenire. Ora, a mente fredda e con le acque più calme, riteniamo sia giunto il momento di dire la nostra.
Partiamo da un punto fermo e inequivocabile. Roggero è stato giustamente condannato per omicidio. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che ha inseguito e deliberatamente ucciso i rapinatori sulla pubblica via, ben oltre il perimetro della legittima difesa. Tuttavia, imporgli il pagamento di una provvisionale così ingente appare quantomeno esagerato e sarebbe opportuno comprendere meglio su quali basi giuridiche e di calcolo sia stata definita una simile cifra.
È altrettanto chiaro – e qui entriamo nel vivo della polemica tutta orvietana – che qualsiasi cittadino ha il pieno e insindacabile diritto di decidere, in assoluta autonomia, di aiutare economicamente la famiglia Roggero. C’è un “ma” in tutto questo. Il cittadino in questione è Davide Melone, consigliere comunale di Fratelli d’Italia. Sebbene il suo gesto sia stato guidato da una genuina solidarietà, nel momento in cui ha scelto di renderlo pubblico sui social network lo ha inevitabilmente trasformato in un atto politico.
Da questa sovraesposizione, però, non è in alcun modo giustificabile tutto ciò che è stato scritto in rete successivamente. I riferimenti alla memoria del padre di Melone sono inaccettabili e vergognosi. Non dobbiamo mai dimenticare che si tratta di un uomo venuto a mancare per causa di servizio, servendo l’Italia come militare. Davide Melone ha fatto benissimo a stigmatizzare questi riferimenti e, su questo punto specifico, ha pienamente e incondizionatamente ragione. Non esistono “se” o “ma”.

Per quanto riguarda, invece, la solidarietà a Roggero, qualche “se” e qualche “ma” permangono, e sono anche pesanti. Il gioielliere ha deliberatamente deciso di farsi giustizia da solo, un fatto confermato ormai da ben tre gradi di giudizio. A questo si aggiunge un dettaglio che fa riflettere: la magistratura ha dovuto inseguire e sequestrare un’ingente somma di denaro che l’uomo aveva trasferito in Tunisia. Soldi che avrebbe dovuto versare per legge ai familiari dei rapinatori uccisi.
È innegabile che emerga un profondo cortocircuito nel nostro sistema giudiziario. Un impianto fortemente garantista che, però, in questo caso ha obbligato al risarcimento non di due passanti colpiti per errore, ma di individui che erano entrati in una gioielleria con il preciso intento di rapinarla in maniera violenta.
Si parla di grazia. L’iter per concederla è chiaro e richiede, tra i vari requisiti, un reale pentimento o altri gravi motivi. Alla fine, un ammorbidimento della pena potrebbe rappresentare una giusta via d’uscita, ma dovrebbe essere accompagnato da una seria revisione dell’istituto del risarcimento per come è strutturato oggi. Il principio deve essere saldo: chi delinque non può arricchirsi.
Al contempo, chi è vittima non può in nessun caso farsi giustizia da solo, altrimenti salta l’intero sistema democratico e la nostra stessa convivenza civile.
In ultimo, Davide Melone ha tutto il diritto, come tanti altri cittadini, di aiutare Mario Roggero. Ma quando si è impegnati politicamente e si ricopre un ruolo pubblico, servono maggiore attenzione e discrezione. E questo ne è l’esempio lampante.