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I nuovi tagli ai treni IC spingono Orvieto verso l’isolamento ferroviario

Inesorabilmente e lentamente viene depotenziato il servizio ferroviario nonostante le rassicurazioni di regione e Comune.  E’ di questi giorni la notizia che altri due InterCity non passeranno più da Orvieto.  L’IC 588 e il 584 diretti a Bologna, Padova, Venezia e Trieste e viceversa sono stati “spostati” sulla linea interna e adriatica.  I nuovi percorsi saranno Terni, Foligno, Perugia, Ancona.

Cosa cambia per gli orvietani e turisti?  Andare al nord sarà sempre più difficile.  Ancora resiste qualcosa per Milano, ma per quanto, viene da chiedersi? Andando sul sito ufficiale di Trenitalia per andare aa Venezia si deve partire da Orvieto con il RV delle 8,57 per scendere a Orte alle 9,38 e raggiungere la coincidenza con l’IC 588 con partenza alle 11,09 e arrivo a Venezia alle 19,12.  Se poi volete arrivare a Trieste la fermata è prevista alle 22,05.  Se volete arrivare prima basta cambiare a Venezia con il RV con arrivo alle 21,44.  Per il ritorno appuntamento a Trieste alle 9,19 per prendere l’IC584 con arrivo a Orte alle 18,48 r poi l’IC598 delle 19,21 con arrivo a destinazione alle 19,48.

Intanto si è ottenuta la deroga per transitare in Linea veloce per i treni a 200 km/h.  Ma la domanda è semplice: quali treni visto che gli IC stanno sparendo dagli orari di Orvieto? 

Rimaniamo in attesa dei nuovi convogli regionali presentati in questi giorni alla Expo Ferroviaria 2025 che entreranno in servizio nel prossimo biennio anche in Umbria e Toscana ma la direttrice Terontola-Fabro-Orvieto-Attigliano sembrerebbe esclusa.  Lasciamo il condizionale perché speriamo che vengano riprogrammati i collegamenti.

A questo punto l’unica strada percorribile è quella di tornare in Regione e da Trenitalia per rivedere le tabelle orarie o rivedere le scelte che continuano a penalizzare la direttrice Roma-Firenze in favore di altre linee tra l’altro con percorrenze più lunghe che vanno a peggiorare il servizio per chi parte, ad esempio, da Roma. Il futuro non è certo, servono scelte per il presente perché i pendolari non possono essere considerati merce di scambio o, ancor, peggio, sacrificabili in nome del mercato.