Hanno destato interesse i dati Cities relativi ai flussi turistici avendo, tra l’altro, il merito di avere riavviato il dibattito sul tema della natura monosettoriale della crescita economica di Orvieto. In questo contributo, prescinderò dallo studio descritto – sulla cui base metodologica sarebbe comunque utile avere ragguagli – per focalizzarmi su un particolare aspetto del dibattito, che potrei definire “il puzzle della crescita”; lo riassumo così: perché se il settore di gran lunga più rilevante del tessuto economico orvietano, quello legato al turismo, viaggia con il vento in poppa, l’intero sistema invece langue?
Come CTS abbiamo a più riprese argomentato che in realtà non trattasi di un puzzle, ma di una conseguenza economica tipica e inevitabile stante le caratteristiche produttive del settore turistico. Per mostrarlo, ricorrerò a un esempio che, credo, sarà caro ai miei coetanei: se si possiede una confezione di mattoncini Lego con la quale si può realizzare una costruzione di un certo volume e si desidera espanderla al doppio, dobbiamo procurarci una seconda scatola di mattoncini!
In economia è la stessa cosa: se si vuole porre in essere la riproduzione allargata, cioè la crescita, le merci che entrano in input nella produzione di tutte le altre (da qui in avanti, merci base) devono essere prodotte con un’eccedenza rispetto a ciò che sarebbe sufficiente a ripristinare lo status quo del sistema; tale surplus serve, appunto, alla crescita (lemma n. 1). Non solo, ma il tasso di crescita dell’intero sistema sarà vincolato dal più basso tasso di crescita dell’eccedenza tra quelli delle merci base (lemma n.2): “è la merce base più scarsa che limita lo sviluppo, così come la nave più lenta limita la velocità dell’intero convoglio” (Cfr. P. Sylos Labini, “Elementi di dinamica economica”, pag. 79).
Conclusione semplice, ma non banale: se si vuole far crescere tutto il sistema e non un solo settore ci si deve preoccupare di far crescere tutti i mattoncini Lego, non solo quelli di un dato colore, che identificano, per esempio, il turismo. Inoltre, la crescita è vincolata a quella della merce base in cui surplus è minore!
Ipotizziamo adesso che vi sia un settore T che non riceve in input merci base e a sua volta non entri in altri settori: esso basta a sé stesso e non impatta sugli altri T-1 che invece sono soggetti, usualmente, ai due lemmi descritti; quello che succederà è che tale settore potrà svilupparsi senza i vincoli posti dalla crescita delle merci base, per cui il sistema economico presenterà una dicotomia: il settore T crescerà in virtù della domanda a esso rivolta e il settore T-1 sarà vincolato dalla tecnica di produzione e dal surplus delle merci base, in particolare di quella che cresce meno.
Ovviamente, il settore T è il turismo e T-1 è il resto del sistema. Come si può vedere, è possibile – stante che la tecnica di produzione del settore turistico necessita di pochi input in ingresso e che a sua volta non entra come input in T-1 – che questo cresca significativamente mentre su tutto il resto brilla la luce del crepuscolo. Il che, appunto, è esattamente ciò che sta accadendo a Orvieto e che, come si vede, non denota un puzzle ma è invece indotto dal funzionamento “ortodosso” delle leggi della produzione allargata.
Si potrebbe dire: ma che importa di tutti gli altri settori stante la goliardia di quello turistico che è di gran lunga il più rilevante? Disgraziatamente, questo tipo di crescita presenta più di una controindicazione, in estrema sintesi: in primo luogo, molti posti di lavoro in questo settore sono stagionali e discontinui; in secondo luogo, il livello del salario medio risulta pari a “10,9 euro/ora il più basso tra tutte le attività economiche italiane” (Cfr. G. Scognamiglio, “L’anima ei luoghi, l’overtourism e le difficoltà di sfidarlo con mezzi giusti”, il Sole 24 Ore, 05.08.25, pag. 13); inoltre, la mancanza di diversificazione dello sviluppo monosettoriale amplifica il rischio, basti pensare a cosa accadde con il Covid. Da ultimo, ma non per importanza: il settore del turismo non è quello che possa fare da traino per la crescita della produttività, caratteristica relativa ai settori high tech, il problema forse maggiore, un’autentica spada di Damocle, che affligge l’intera economia italiana.
E’ possibile passare dalla diagnosi alla terapia? Si può cioè passare da favorire esclusivamente la crescita del turismo ad alternative percorribili? Su questi temi, è indispensabile riflettere attentamente; ad esempio, un gruppo di esperti e di amministratori sta lavorando per proporre nella XXI edizione di Lubec (8/9 ottobre) – Lucca Beni Culturali, l’appuntamento annuale promosso da Promo PA – delle considerazioni che portino a un progetto per rendere le città attrattive per l’insediamento delle imprese e avviino nel medio termine una forma di sviluppo sostenibile che tenda a superare la monocultura dello sviluppo turistico. La posta in gioco è veramente alta e le difficoltà enormi: occorre sviluppare un pensiero strategico, nient’affatto volto al breve periodo, quasi ultra-mondano, che segni un nuovo inizio: come è stato osservato, “adesso solo un Dio ci può salvare, con la sua presenza o la sua latitanza”…