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Quando il turismo diventa monoeconomia: quale futuro per Orvieto?

Tanti numeri sul turismo, alcuni contrastanti, ma nel complesso sicuramente positivi per Orvieto. Una vera bulimia di dati che, se non analizzati con attenzione, rischiano di diventare soltanto materia per polemiche politiche. Al netto di errori comunicativi, i primi dati del progetto “Cities” restituiscono un quadro incoraggiante, delineando anche un identikit del turista tipo che visita la città: over 45, con una buona capacità di spesa. È questa, in sintesi estrema, la fotografia che emerge.

Numerosi i visitatori stranieri, con una netta prevalenza di turisti americani. Poi tanti romani, attratti da una Orvieto vicina, bella e tranquilla. Fin qui la lettura “passiva” dei dati, quella che la politica spesso utilizza per proclamare vittorie.

Età, qualità e target: serve una riflessione

Analizzando le fasce d’età, emerge che la maggioranza dei turisti ha più di 45 anni, mentre i giovanissimi sono quasi assenti. Cosa può significare? Forse che discoteche e concerti in piazza non rappresentano più un’attrattiva reale per il target attuale. O forse che è giunto il momento di ripensare l’offerta, puntando su un pubblico più maturo e su eventi di qualità, anche a costo di rivedere i prezzi medi di questi al rialzo.

La capacità di spesa: indicatori da affinare

Altro elemento interessante è la presunta capacità di spesa dei visitatori, stimata attraverso device utilizzati, contratti telefonici e reddito medio delle aree di provenienza. Indicatori non precisi, che andrebbero migliorati. Gli smartphone, ad esempio, non sono più un vero segnale di disponibilità economica: molte compagnie offrono dispositivi a rate o con pacchetti low-cost. Lo stesso vale per i contratti telefonici, che oggi costano anche meno di 12 euro al mese. Quanto al reddito medio, si tratta pur sempre di un dato statistico e non puntuale.

Una conferma più concreta, seppur empirica, arriva dai commercianti del centro storico, che lamentano una contrazione dei consumi. Una tendenza confermata anche da una recente indagine di Federconsumatori relativa alla vicina Firenze, dove si registra una riduzione della spesa turistica dovuta all’inflazione e alla perdita del potere d’acquisto. Orvieto, in questo senso, non fa eccezione. Basta poi guardarsi intorno per vedere tanti turisti con il loro sacchetto, la stagnola, il panino e la bottiglietta per bere.

Permanenza, turismo mordi e fuggi e carenze strutturali

Secondo i dati regionali, la permanenza media ha finalmente raggiunto i due giorni. Tuttavia, il turismo giornaliero continua a rappresentare una fetta importante, con picchi orari evidenti. Non è un male in sé, ma mette sotto pressione un sistema di accoglienza e di servizi ancora acerbo in gran parte ancora da sviluppare.

Il turismo come unica risorsa? Una scelta rischiosa

Restano tutte le contraddizioni di un sistema economico troppo dipendente dal turismo. È una scelta fragile, perché legata a molteplici variabili esterne. In un saggio della collega Cristina Nadotti, intitolato Il turismo che non paga, si evidenzia come la monoeconomia turistica non sia sostenibile: il turismo non genera ricchezza per l’intero territorio, ma solo per chi opera nel settore. E intanto si sacrificano, troppo spesso, equilibri ambientali, sociali e demografici sull’altare del “dio turismo”.

Le domande a cui la politica dovrebbe rispondere

Invece di limitarsi ad applaudire o criticare, la politica dovrebbe iniziare a rispondere a domande fondamentali. Quante volte abbiamo sentito dire che il turismo è il motore dello sviluppo, capace di creare occupazione e ridare vita a interi territori? Ma cosa accade quando diventa un fenomeno di massa, un ciclo continuo di “arriva, consuma, riparti”? Come mai, allora, tale ricchezza non si evidenzia poi sui redditi medi della città e i giovani con un titolo di studio medio-alto, continuano a emigrare? Quali sono le conseguenze per i territori e le comunità locali, quando i luoghi si modellano esclusivamente sulle esigenze dei visitatori? E che impatto ha tutto questo sul nostro patrimonio naturale e culturale?

I dati e i numeri diventano utili se non vengono utilizzati come clava politica ma come punto di partenza per analisi approfondite, serie e per fornire risposte in termini di servizi ai cittadini, prima di tutto, e poi ai turisti-ospiti.