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Dazi, fine Pnrr e investimenti al palo: l’allarme di CNA sull’economia umbra

Pil in lieve ripresa, ma export in calo, occupazione in frenata e investimenti ancora troppo deboli. È un quadro economico che lascia poco spazio all’ottimismo quello che emerge dall’ultima ricerca commissionata da CNA Umbria al centro studi Sintesi, presentata nei giorni scorsi e illustrata dal presidente regionale dell’associazione, Michele Carloni.

“Se c’è una nota positiva – ha spiegato Carloni – riguarda la previsione di crescita del Pil regionale allo 0,7% nel 2026, finalmente in linea con la media nazionale. Per il resto, i dati sono tutt’altro che rassicuranti”. A preoccupare maggiormente è il previsto calo del 3,8% delle esportazioni umbre, fortemente condizionate dalle nuove politiche sui dazi introdotte dall’amministrazione statunitense. Un trend già evidente nel primo semestre dell’anno, durante il quale l’export regionale ha registrato una flessione del 2%, a fronte di una crescita del 2% a livello nazionale.

Un divario che pesa in particolare sulla manifattura e che, secondo CNA, rischia di riflettersi anche sull’occupazione. Dopo alcuni anni di crescita, infatti, il numero degli occupati è destinato a fermarsi, con una variazione stimata per il 2026 pari ad appena lo 0,1%. “Verrebbero meno – ha sottolineato Carloni – due dei principali fattori che hanno sostenuto la ripresa dell’Umbria dopo la crisi del 2010 e quella legata alla pandemia”.

A complicare ulteriormente il quadro è il rallentamento degli investimenti e la fine, prevista per giugno 2026, dei cantieri finanziati dal Pnrr. Un fattore che finora ha consentito al comparto delle costruzioni di compensare la cancellazione dei bonus edilizi, ma che potrebbe tradursi in una contrazione del settore già nel secondo semestre del prossimo anno.

La ricerca, presentata dalla ricercatrice di Sintesi Rita Canu, analizza l’andamento dell’economia regionale dal 2019 a oggi e delinea le prospettive per il 2026. Nel confronto con il periodo pre-pandemia, il Pil umbro è cresciuto del 3,2%, contro il +6,4% registrato a livello nazionale. Gli investimenti segnano un robusto +35,6%, seppur inferiore alla media italiana (+37,6%), mentre i consumi restano deboli: +0,6% dal 2019 e una previsione di crescita dello 0,4% per il 2026.

Sul fronte occupazionale, in sei anni l’Umbria ha guadagnato circa 19mila posti di lavoro, grazie soprattutto al settore delle costruzioni (+33%) e all’industria (+16%), ma la spinta sembra ormai esaurita. Più incoraggiante il dato sul turismo, che nei primi nove mesi del 2025 ha fatto registrare un incremento del 10% rispetto allo stesso periodo del 2024 e del 27% rispetto al 2019, raggiungendo circa 6,4 milioni di presenze, trainate in particolare dagli arrivi dall’estero.

Resta però fragile il tessuto imprenditoriale. Il numero complessivo delle imprese è ancora inferiore ai livelli pre-Covid (-2,3%), con una contrazione più marcata nel settore artigiano (-5%), che continua comunque a rappresentare un quarto delle aziende umbre. Preoccupa anche il calo del credito alle imprese più piccole (-7,2%), in particolare a quelle dell’edilizia.

“Di fronte a questo scenario – ha concluso Carloni – chiediamo da mesi un intervento deciso della Regione a sostegno dello sviluppo economico, puntando sulla diversificazione dei mercati esteri e sugli investimenti innovativi, soprattutto nella transizione digitale ed energetica”. CNA guarda ora alla riprogrammazione dei fondi strutturali 2021-2027, auspicando misure in grado di rilanciare realmente la crescita. “Senza un’economia più dinamica – avverte il presidente regionale – le imprese umbre rischiano di non reggere l’impatto di una pressione fiscale già oggi superiore a quella dei principali competitor internazionali”.