Il nuovo conflitto esploso nel Golfo Persico tra Stati Uniti, Israele e Iran, con il progressivo coinvolgimento di tutto il Medio Oriente, rischia di trasformarsi in uno choc economico paragonabile a quello prodotto dalla pandemia nel 2020, con ricadute pesanti anche su imprese e famiglie italiane. A lanciare l’allarme è il presidente di Cna Umbria, Michele Carloni, che chiede interventi rapidi a governo e Regione.
Per Carloni si tratta del terzo grande shock in pochi anni: dopo il Covid e la guerra in Ucraina, che ha ridisegnato la geopolitica dell’energia, ora il conflitto mediorientale combina aumento dei costi energetici, rischio di calo dell’export e possibile irrigidimento del credito alle aziende, soprattutto le più piccole. “Cause diverse ma effetti simili: bollette e carburanti alle stelle, prezzi finali in crescita, export in frenata e finanziamenti più difficili”, riassume il presidente. Le prime avvisaglie arrivano dal trasporto merci e persone, il settore più esposto al caro gasolio: il diesel ha superato i 2 euro al litro, con punte ancora maggiori in autostrada, e le associazioni di categoria parlano di una vera e propria “stangata” sui conti delle aziende. In parallelo, molti fornitori stanno ritirando le offerte a prezzo fisso di gas ed energia elettrica, segnale di nuove possibili impennate delle bollette e, a cascata, dei prezzi dei beni di consumo, a partire da quelli alimentari.
Sul fronte estero, la chiusura o il forte condizionamento dello Stretto di Hormuz – snodo cruciale per petrolio e gas – sta già rallentando i traffici, con stime che parlano di un possibile calo di circa il 10% delle esportazioni italiane verso i Paesi coinvolti, mercati che valgono complessivamente intorno ai 30 miliardi di euro l’anno. “Meno export, più costi energetici e di trasporto, prezzi finali in salita e credito più caro rischiano di spingere verso il basso produzione e occupazione, colpendo di nuovo soprattutto le Pmi”, ammonisce Carloni.
Per questo Cna si muove su più piani. A livello nazionale chiede misure contro le speculazioni su carburanti ed energia e iniziative per favorire la diversificazione dei mercati di sbocco. In Umbria sollecita la Regione a velocizzare l’uscita dei bandi finanziati con fondi europei, in particolare quelli che sostengono la partecipazione delle imprese alle fiere internazionali e l’apertura verso nuovi mercati. “Non è pensabile attendere ancora – conclude Carloni – mentre una nuova crisi si innesta su una fase già segnata da bassa crescita e calo della produzione industriale: servono segnali, anche solo parziali sul piano economico, ma capaci di ridare un minimo di fiducia a un’imprenditoria che vive da anni in perenne emergenza”.