Ci sono persone che continuano a essere presenti anche dopo averci lasciato, attraverso le relazioni che hanno costruito, le passioni che hanno condiviso e i valori che hanno saputo trasmettere. È anche da questa idea che nasce il 1° Memorial “Alberto Nannarelli”, una giornata che Orvieto dedica a uno dei suoi concittadini più conosciuti nel mondo della ricerca scientifica e che sabato 26 settembre vedrà protagonista il Baskin, disciplina sportiva fondata sull’inclusione e sulla partecipazione.
L’iniziativa, promossa dall’Associazione Corrado Spatola nell’ambito del “Disability Pride”, si svolgerà alla Scuola Secondaria di Primo Grado “Luca Signorelli” di piazza Marconi. Una giornata che vuole ricordare Alberto attraverso qualcosa che gli apparteneva profondamente: lo sport, il basket e soprattutto la capacità di creare relazioni e mettere insieme persone diverse.
Il programma prenderà il via alle 9.30 con il convegno “Gli impatti sociali delle politiche inclusive sviluppabili attraverso lo sport”, mentre nel pomeriggio, dalle 15, spazio al torneo di Baskin.
Una scelta tutt’altro che casuale. Negli ultimi anni della sua vita, infatti, Alberto Nannarelli si era avvicinato con particolare interesse a questa disciplina, che proprio nella capacità di coinvolgere persone con differenti abilità trova la propria ragione d’essere. Il Baskin mette insieme giocatori con disabilità fisiche e mentali di diversi gradi e atleti con competenze sportive più elevate, all’interno di squadre che devono essere miste anche per età e sesso. Sono inoltre le regole ad adattarsi alle caratteristiche dei giocatori, e non il contrario.

Ed è proprio qui che il ricordo di Alberto si intreccia con il significato della giornata. Perché raccontare Nannarelli significa certamente parlare dell’ingegnere, del professore universitario e dello scienziato, ma soprattutto raccontare la persona che c’era dietro quella straordinaria esperienza professionale.
Nato a Orvieto nel 1963, Alberto Nannarelli si laureò in Ingegneria elettronica alla Sapienza di Roma. Dopo alcune esperienze professionali in Italia, si trasferì negli Stati Uniti, alla University of California di Irvine, dove conseguì il Master e successivamente il dottorato in Electrical and Computer Engineering. Tornato in Italia, lavorò come ricercatore post-doc all’Università di Roma Tor Vergata dal 1999 al 2003. Quello stesso anno iniziò la sua lunga esperienza alla Technical University of Denmark di Lyngby, dove avrebbe trascorso circa vent’anni come docente e ricercatore.
La sua era una ricerca altamente specialistica, nel campo dell’ingegneria elettronica e dell’elaborazione dei dati, con particolare attenzione all’efficienza dei sistemi di calcolo. Dietro la complessità della materia, però, c’era un obiettivo molto concreto: sviluppare tecnologie capaci di permettere all’intelligenza artificiale e ai sistemi di calcolo di fare sempre di più senza richiedere un aumento proporzionale dei consumi energetici.
Nel mondo accademico internazionale Alberto non fu soltanto un ricercatore. Per molti anni contribuì anche a costruire e far crescere la comunità scientifica nella quale lavorava. Fu Co-Program Chair nel 2013, General Chair nel 2021 e membro dello Steering Committee per diversi anni, occupandosi anche dell’organizzazione e della gestione delle attività legate ai symposium scientifici. Il suo contributo consisteva dunque anche nel mettere in relazione persone, competenze e idee.
Ed è forse proprio questo uno degli aspetti che più raccontano chi fosse Alberto. Lavorando in Danimarca con studenti e ricercatori arrivati da ogni parte del mondo, era diventato un punto di riferimento non soltanto professionale. In particolare, per molti italiani che vivevano lontano da casa rappresentava una presenza familiare, una persona alla quale rivolgersi, un collega ma anche un amico.
La scienza, dunque, era una parte importante della sua vita, ma non era tutta la sua vita.
Alberto amava stare con le persone e amava lo sport. Il ciclismo, l’arrampicata e soprattutto il basket lo accompagnarono negli anni vissuti in Danimarca e nei periodi in cui tornava a Orvieto. La pallacanestro era una passione che aveva coltivato fin da ragazzo e che non aveva mai abbandonato. Nel 2012 il suo nome comparve anche tra i partecipanti al Torneo dei Quartieri di Orvieto, nella categoria Over 50. Un modo semplice, ma significativo, per mantenere vivo quel legame con la sua città.
Il rapporto con Orvieto, del resto, non era mai venuto meno. Lontano fisicamente per gran parte della sua vita professionale, Alberto aveva mantenuto forti le proprie radici attraverso la famiglia, gli amici e quelle passioni che continuavano a riportarlo nella sua città. Accanto alla famiglia d’origine, c’erano la moglie e le due figlie, il nucleo familiare che aveva costruito e che rappresentava il punto più importante della sua vita.
Ma c’erano anche tutte le persone incontrate lungo il cammino. Gli studenti, i colleghi, gli amici di Orvieto, gli italiani conosciuti in Danimarca, i ricercatori provenienti da ogni parte del mondo e le persone incontrate attraverso lo sport. Alberto aveva una particolare capacità di creare legami e di far sentire le persone parte di una comunità.
È anche per questo che l’Associazione Corrado Spatola ha scelto di legare il suo nome proprio al Baskin. L’associazione, nata nel ricordo di Corrado Spatola, orvietano prematuramente scomparso diciotto anni fa dopo una lunga esperienza sui campi di basket umbri, ha deciso di portare a Orvieto questa disciplina coinvolgendo associazioni, sportivi e appassionati di pallacanestro. Il presidente Andrea Spatola ha subito riconosciuto nel Baskin qualcosa che andava oltre la semplice pratica sportiva: un modo diverso di intendere la squadra, la partecipazione e il rapporto tra le persone.
E quando è nata l’idea di dedicare il primo Memorial ad Alberto, la scelta è apparsa quasi naturale. La famiglia ha accolto con gratitudine la proposta, riconoscendo nel Baskin una disciplina capace di rappresentare alcuni dei valori che avevano caratterizzato la sua vita.
Partecipazione, collaborazione, disponibilità, capacità di valorizzare le qualità degli altri. E ancora il gruppo, la squadra, la rete di persone che si mettono insieme non per dividere responsabilità, ma per arrivare più lontano.
Sono gli stessi principi che Alberto aveva portato nel suo lavoro, nello sport e nelle relazioni personali.
Per questo il 1° Memorial non sarà soltanto un torneo dedicato alla sua memoria. Sarà soprattutto un modo per raccontare Alberto attraverso ciò che amava e attraverso quei valori che, per lui, non erano parole astratte. Il Baskin, con le sue regole costruite per adattarsi alle persone, con squadre nelle quali abilità diverse diventano parte della stessa esperienza e con la necessità di giocare insieme, sembra quasi diventare la prosecuzione naturale di una storia personale fatta di incontro, partecipazione e inclusione.
Alberto Nannarelli è stato un ingegnere, un professore e uno scienziato conosciuto nel mondo della ricerca internazionale. Ma il ricordo che resta a Orvieto va oltre il curriculum e i risultati professionali. È quello di una persona che ha saputo costruire ponti tra mondi diversi, mantenendo sempre un forte legame con la propria città e con le persone.
Ed è forse questo il senso più autentico del Memorial: non limitarsi a ricordare chi era Alberto, ma provare a far vivere, attraverso lo sport, il modo in cui Alberto stava con gli altri. Perché se c’è una parola che può tenere insieme la sua storia e quella del Baskin, è proprio inclusione. Non come principio da enunciare, ma come qualcosa da praticare ogni giorno.