Dopo una lunga pausa torna la nostra rubrica TV “Senza filtro”, dedicata ai temi di maggiore attualità. Il primo episodio affronta le proteste degli studenti e le ragioni che stanno portando giovani universitari e delle scuole superiori a manifestare in diverse città italiane.
Al centro della mobilitazione degli universitari ci sono soprattutto il caro vita, gli affitti, le bollette, le spese quotidiane e il costo del trasporto pubblico. Gli studenti chiedono inoltre maggiori tutele e agevolazioni, compresi trasporti gratuiti o accessibili a una platea più ampia, senza vincoli legati esclusivamente a soglie Isee ritenute troppo basse.
Le proteste degli studenti delle scuole superiori riguardano invece soprattutto le condizioni dell’edilizia scolastica. Molti edifici, viene osservato, sarebbero in condizioni non adeguate o fatiscenti. Da qui lo slogan “No alle spese militari, sì alle spese per l’istruzione”. In alcune città la mobilitazione ha riguardato anche il limite del 30% previsto per gli studenti stranieri che non conoscono la lingua italiana.
Secondo l’analisi proposta nella rubrica, queste rivendicazioni non riguardano soltanto i giovani, ma coinvolgono direttamente anche le famiglie. Il costo della vita pesa infatti sull’intero bilancio familiare, mentre un diverso impiego delle risorse pubbliche, ad esempio a favore della sanità e dei servizi, potrebbe contribuire a migliorare la qualità delle prestazioni.
Bisogna però distinguere nettamente e senza se o ma le ragioni della protesta dagli episodi di violenza e saccheggio. La maggioranza degli studenti manifesta pacificamente, mentre a cortei e iniziative si possono accodare gruppi interessati soltanto a creare disordini. Violenze, atti di vandalismo e saccheggi non devono essere accettati, ma non dovrebbero nemmeno oscurare le richieste alla base della mobilitazione.
Alle forze dell’ordine viene affidato anche il compito di proteggere, per quanto possibile, chi manifesta in modo civile, così da impedire che le ragioni degli studenti vengano confuse con gli episodi di teppismo.
Il compito del governo, invece è quello di aprire un confronto con i giovani, organizzare un tavolo di discussione e individuare risposte immediate alle esigenze più urgenti. A queste prime misure dovrebbe seguire una tabella di marcia più ampia, con l’obiettivo di dimostrare che l’Italia può essere davvero un Paese per giovani.