Il braccio di ferro tra Perugia e Roma sul futuro delle scuole umbre si è concluso con la decisione presa in Consiglio dei Ministri di attivare i poteri sostitutivi: l’Umbria sarà commissariata per non aver ottemperato integralmente alle richieste del Ministero dell’Istruzione e del Merito sul dimensionamento scolastico. E’ il punto di non ritorno in una vertenza che la Giunta regionale definisce ormai non più tecnica, ma “politica”.
Il “No” ai tagli ulteriori
Al centro della disputa c’è la matematica dei tagli. La Regione Umbria aveva deliberato sette accorpamenti scolastici sui nove richiesti originariamente dal Ministero. Una scelta di compromesso che però si è arrestata di fronte a quello che l’amministrazione regionale denuncia come un “ricalcolo dei dati ministeriali” penalizzante: mentre altre regioni ottenevano nuove autonomie, l’Umbria si vedeva imporre ulteriori sacrifici. “In una regione con oltre 101mila studenti e un territorio prevalentemente montano, dove la scuola è spesso l’unico presidio pubblico rimasto, la scelta è stata quella di non ridurre ulteriormente”, spiegano dalla Giunta. Il rifiuto di procedere agli ultimi due tagli richiesti ha fatto scattare la procedura di commissariamento. “Noi non tagliamo, e per questo veniamo commissariati”, è la sintesi amara dell’esecutivo umbro.
Un caso politico: “Colpite solo le Regioni di centrosinistra”
La questione esce rapidamente dai confini dell’amministrazione per entrare nell’arena dello scontro politico nazionale. La Giunta umbra fa notare una coincidenza che definisce “evidente”: le regioni convocate a Roma per il commissariamento sono Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana e Umbria. “Tutte amministrate dal centrosinistra. Nessuna Regione di destra subisce lo stesso trattamento”, attaccano da Palazzo Donini, parlando apertamente di una scelta mirata del governo Meloni. Inoltre, viene denunciata l’assenza totale di dialogo: “Da oltre un anno chiediamo un confronto sui numeri e sui criteri, ma abbiamo ricevuto solo pressioni. Nessun tavolo tecnico, l’unica convocazione è arrivata ora solo per commissariare”.
Il nodo del PNRR e i fondi all’istruzione
Il governo giustifica l’accelerazione e l’uso dei poteri sostitutivi richiamando gli obiettivi stringenti del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Una lettura che l’Umbria contesta radicalmente: “Il Pnrr nasceva per riordinare il sistema, non per praticare tagli indiscriminati”. La giunta allarga lo sguardo allo stato di salute dell’istruzione, ricordando come l’Italia sia “ultima in Europa per investimenti”, con appena il 7,3% della spesa pubblica dedicata al settore. In questo contesto, l’accusa rivolta al Ministro Valditara è quella di ridurre la presenza dello Stato nei territori fragili e aumentare il sovraffollamento nelle città, invece di investire.
La battaglia legale: ricorso a Mattarella
Nonostante il commissariamento sia ormai effettivo, l’Umbria non intende fare passi indietro. La presidente Proietti ha confermato di essersi presentata davanti al Ministro “a testa alta”, rivendicando la tutela di un sistema già provato da un triennio di tagli a docenti, personale Ata e dirigenti. La partita ora si sposterà nelle aule di giustizia: la Regione ha annunciato che difenderà la propria posizione “sia sul piano politico che su quello giuridico”, confermando l’intenzione di ricorrere al Presidente della Repubblica. “Il futuro della scuola merita questa battaglia”, conclude la nota regionale.