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Sanità umbra al bivio: tasse in aumento o riforme strutturali?

Allarme, c’è uno sbilancio nella sanità umbra.  Le cifre sono piuttosto ballerine ma il problema esiste.  A certificarlo non è solo una società esterna ma l’ex-assessore alla Sanità della Regione negli anni di Tesei, Luca Coletto, che a sorpresa conferma l’esistenza del debito.  Lo spiega passo dopo passo in una lunga intervista rilasciata al quotidiano “La Nazione”.  Per Coletto il peccato originale sta nella mancata approvazione del Piano Sanitario Regionale che avrebbe rimesso in ordine i conti, o almeno avrebbe dato il via ad un’inversione di rotta.

Certamente la giunta Proietti ha peccato di superficialità affidando un incarico ad una società esterna per certificare il disastro di altri.  Peccato che l’affidamento ufficiale è arrivato dopo le dichiarazioni e soprattutto dopo la decisione di aumentare quasi indiscriminatamente le tasse a tutti gli umbri, tranne alcuni per fortuna.  Ma il centro-destra che oggi grida allo scandalo e occupa la sala consiliare ha gestito la sanità senza muovere paglia, anzi annunciando provvedimenti senza concretizzarli.

Ora il centro-sinistra decide di applicare maggiorazioni varie per recuperare circa 90 milioni di euro.  In prima fila a criticare la scelta anche Catiuscia Marini, ex-presidente della Regione prima di Donatella Tesei che ha perso la sfida con il centro-destra proprio per questioni sanitarie.  E’ solo “fuoco amico”?  No, il debito umbro è pericolosamente strutturale e il rischio è quello di vedere aumentare la pressione fiscale per mantenere uno status quo insostenibile anche secondo leggi e decreti nazionali.  Le cifre sono ancora ballerine, truccate dal teatrino della politica ma è certo che c’è; da quantificare ma c’è.  E’ però ingiusto far pagare ai cittadini l’intero deficit se poi non s’interviene in maniera strutturale.  Già strutturale, una parola che ai politici non piace perché fa rima con razionalizzazione della spesa. 

L’Umbria con i suoi 850 mila abitanti ad oggi ha 17 ospedali oltre ai Distretti.  Sempre Coletto a “La Nazione” ricorda che un DM del 2015 prevede per un’azienda ospedaliera un bacino di oltre 1,25 milioni abitanti e in Umbria ne abbiamo due: Perugia e Terni.  La spina dorsale è tutta spostata sull’asse Perugia-Foligno-Terni con una serie di ospedali disseminati nel territorio senza troppo senso logico e logistico.  Ancora si punta sul futuro (sic!) ospedale di Narni-Amelia, a 15 minuti di auto da Terni, poi abbiamo Pantalla e 20 minuti da Perugia, Assisi, in continuità territoriale con il capoluogo regionale, Trevi che fa polo con Foligno e Spoleto e ancora Norcia e Cascia. Verrebbe da dire, perché?  Semplice, perché la sanità genera consenso immediato, poi se la spesa esplode e non si riescono ad assicurare le prestazioni si addossa la colpa a quelli di prima e amen! 

Razionalizzare non significa chiudere ospedali, come qualcuno paventa, ma riconvertire magari in RSA per anziani non acuti e cronici, Ambulatori di comunità e valorizzazione degli immobili dismessi.  Si potrebbero recuperare figure professionali da inserire negli ospedali in sofferenza, creare veri poli dell’emergenza-urgenza, come dovrebbe essere Orvieto, alleggerendo i nosocomi principali di tutte quelle prestazioni non di alta specializzazione.  Già così si potrebbe risparmiare in maniera strutturale perché un ricovero improprio costa molto mentre uno in un Residenza ad hoc ci fa risparmiare e risponde in maniera puntuale alle esigenze del paziente.

Ci fermiamo qui anche perché non siamo noi a dover decidere e non ne abbiamo le competenze.  Chiediamo però alla politica di smetterla con questo stucchevole teatrino e con questo gioco di rimbalzo delle responsabilità.  Analizzate la spesa storica, attualizzatela, cercate di leggere i dati demografici e adeguate la rete ospedaliera e della sanità.  Questo è il vero risparmio per gli umbri: cure ed esami adeguati anche nei tempi, risposta alle acuzie tempestive e valide, aiuto alle fasce più deboli, cure riabilitative e ospitalità per lungodegenti e non autosufficienti con una spesa sanitaria giusta e rispondente alle reali esigenze dei cittadini.